4 Compagnia degli ultramarine
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Re: 4 Compagnia degli ultramarine
CAPITOLO 8.2
-Si, Astatus- aveva l’aria di qualunque cosa, ma non di un guerriero quell maresciallo pensò Ventris, intanto il lume di rifrazione sul soffitto iniziò a proiettare al centro della sala un carta del continente su cui si trovano –come potete vedere le nostre forze sono concentrate sul fronte principale a Est di Attica, abbiamo lì il 70% delle nostre forze di terra e almeno il 60% dell’aviazione cosi come la totalità dell’artiglieria pesante, il morale si è rialzato notevolmente dopo l’arrivo della spedizione imperiale, ma il logorio della campagna inizia a farsi sentire con tutto il suo peso-
Con un cenno ordinò ad un servitore di cambiare mappa, lo zoom si strinse sulle colline di Dumbar, questa è la zona che è stata scelta per la prossima offensiva, la presenza nemica è limitata e quasi sicuramente non si aspettano una nostra offensiva, ho personalmente spostato il grosso delle missioni di superiorità aerea sulla zona in modo da darci il giusto ombrello protettivo per l’avanzata, pensavo di utilizzare i reggimenti della legione d’acciaio come punta di lancia, e, sempre che lord Ventris sia d’accordo, anche i riveriti Astartes, in modo da dare un unico colpo di maglio fino a Port Artur, con un unico colpo amputeremo completamente i loro collegamenti con Afrius , il continente australe di Volsis-
-Maresciallo- Hoth si intromise – posso chiederle come mai, non vedo forze corazzate dell FDP tra l’organico dell’offensiva- con gli occhi puntati su i fogli dell’organico che erano stai consegnati a tutti continuò –Sapevo che le vostre forze armate avevano almeno tre intere divisioni di corazzati-.
-Si, signor commissario, ma – la mappa tornò alla situazione planetaria.
– come vede, sono dislocate nella penisola di Horstan, per ri equipaggiamento e per re integrare le perdite, intanto stanno dando una mano al grosso della Guardia Grigia nell’opera di assistenza umanitaria, forse non sa, ma il governo ha predisposto che tutti i profughi ricevano alloggio in quella zona-
-Lei mi sta dicendo che abbiamo tre intere divisioni corazzate in riserva?-
-Non sono le uniche-
-Che intende dire?-
-Anche diverse divisioni meccanizzate e di fanteria sono dislocate nelle retrovie, sono tutte quelle scampate al macello su Afrius quando lo xeno ha raggiunto Volsis-
-E non sono in grado di operare neanche come unità di supporto?-
-Non penso proprio commissario-
-Quindi , maresciallo, dobbiamo contare solo sulle forze attualmente al fronte, niente riserve, nessuno che possa rinforzare l’attacco o chiudere i buchi?-
-Purtroppo no, signor commissario.-
-Non ci siamo, vorrei far passare il concetto Maresciallo, che abbiamo tra le mani una guerra totale, non c’è vittoria senza l’annientamento totale del nemico dal suolo planetario, dobbiamo utilizzare tutte le forze in nostro possesso per la contro-offensiva! Ogni carro disponibile e ogni baionetta deve essere al fronte- e scandendo parola per parola –Dobbiamo respingere lo Xeno fuori da Volsis, ci siamo capiti? Un insuccesso non sarà tollerato!-
-Commissario Hoth, le sto dicendo che quelle truppe non sono pronte al combattimento, hanno subito gravi perdite durate la ritirata da Afrius, senza parlare che hanno sostenuto l’offensiva ininterrotta attraverso le foreste di Australis fino ad Attica, non se ne parla neanche di richiamarle ora!-
-Potrei intendere il suo rifiuto come una mancanza di volontà di cacciare l’immondo dal suo pianeta natale! Signore! O forse una pavidità di fronte al nemico?-
Lo scatto del maresciallo Crockete fu’ fulmineo, portando la mano sull’elsa della spada che teneva al fianco disse –Non la permetto di continuare su questo tono, o mi vedrò costretto a rispondere alle sue calunnie come si conviene!-
Il commissario stava per rispondere quando la voce dell’ Astatus rimbombò nella sala amplificata dalle casse di legno borchiate.
-Vi prego di smetterla subito signori! , e comunque, signor Commissario Hoth, penso che il maresciallo sappia il fatto suo quando afferma che le nostre truppe dislocate nella penisola di Horstan non siano pronte, la prego di prendere le parole del maresciallo come oro colato, dato che egli gode di tutta la fiducia del consiglio e dell governo, oltre alla mia stima personale-
Hoth sapeva che oltre non poteva spingersi, il fatto che le forze di difesa planetarie non si sacrificassero al massimo per cacciare gli alieni dal loro stesso pianeta lo faceva imbestialire, ma era anche cosciente che non poteva mettersi contro tutto il sistema di governo di Volsis senza incappare in spiacevoli incidenti che avrebbero compromesso lo svolgersi della liberazione.
-Non vi preoccupate signori, come consigliato dal Maresciallo noi saremo pronti ad avanzare alla testa delle punte corazzate della guardia-
La voce di Ventris attrasse tutte gli sguardi.
-Sfonderemo sulle colline e proseguiremo verso il formicaio Doled e i suoi sobborghi, se tutto fila liscio in una settimana espugneremo il formicaio, poi, lungo la dorsale di Vomag prenderemo direttamente Port Artur, cacciando la feccia Tau su Afrius e preparandoci all’offensiva finale-
La bocca di Crockete si aprì in un gaudio sorriso, subito imitato dal governatore, sembrava che non aspettassero altro che la collaborazione di lord Ventris all’offensiva, con gusto il maresciallo prese la parola.
-Siamo felici che lord Ventris abbia supportato il nostro piano- per un attimo la medaglie scintillarono colpite dalla luce -Questo penso che ponga fine alle nostre diatribe-
-Però-
L’ espressione di Ventris preannunciò al maresciallo che quello che sarebbe uscito dalla sua bocca non gli sarebbe piaciuto per niente.
-Ritengo che il commissario Hoth abbia ragione, e , pongo come condizione, allo schieramento campale dei miei uomini, che le truppe della FDP siano in ordine di combattimento entro due mesi dall giorno dell’offensiva-
Molti tra i graduati dell’ FDP assiepati sugli scrani contrassero le labbra per la delusione, sembrava che nessuno volesse impiegare in battaglia le forze in riserva, la costernazione si fece largo nell’animo del maresciallo, stava per replicare quando il suo governatore parlò al suo posto.
-Certamente Lord Ventris, questa è una condizione che possiamo accettare senza riserve, nonostante ci costringa ad affrettare i tempi di addestramento delle reclute penso che per avere lei e la sua compagnia alla guida dei nostri uomini sia un sacrifico ridicolo, per questo le porgo i ringraziamenti di tutto il pianeta-
Ventris annuì , Crockete si girò di spalle per nascondere al pubblico, al pubblico indesiderato, la stizza mista a stupore che provava dopo che il suo capo, l’Astatus, aveva smentito gli accordi presi in precedenza, questa mossa poteva non essere di aiuto per il prosequio della campagna, avevano un compito preciso da portare a termine.
La riunione proseguì senza altri scossoni per altre tre ore, la discussione si incentro sui dettaglio dell’operazione, una punta di lancia corazzata della legione avrebbe guidato l’assalto accompagnata da quasi tutti gli effettivi della quarta compagnia degli ultramarine, le FDP si sarebbero messe in scia all’assalto principale per consolidare e ripulire il terreno guadagnato con l’aiuto delle unità dell’Adepta Sororitas; nel caso fosse necessario espugnare città o formicai gli Ultramarine avrebbero funto da unità d’assalto accompagnati dalle unità assaltatrici delle sororitas mentre la punta corazzata proseguiva lo sfondamento.
Il piano era curato nei minimi dettagli, ed avrebbe avuto comunque ottime probabilità di successo, di certo, nessuno avrebbe potuto prevedere la strana piega che gli eventi avrebbero assunto nei giorni successivi, se questo fu un bene o un male, era una cosa soggettiva che ogni parte in causa avrebbe ponderato, qualcuno sicuramente ci avrebbe marciato sopra.
-Si, Astatus- aveva l’aria di qualunque cosa, ma non di un guerriero quell maresciallo pensò Ventris, intanto il lume di rifrazione sul soffitto iniziò a proiettare al centro della sala un carta del continente su cui si trovano –come potete vedere le nostre forze sono concentrate sul fronte principale a Est di Attica, abbiamo lì il 70% delle nostre forze di terra e almeno il 60% dell’aviazione cosi come la totalità dell’artiglieria pesante, il morale si è rialzato notevolmente dopo l’arrivo della spedizione imperiale, ma il logorio della campagna inizia a farsi sentire con tutto il suo peso-
Con un cenno ordinò ad un servitore di cambiare mappa, lo zoom si strinse sulle colline di Dumbar, questa è la zona che è stata scelta per la prossima offensiva, la presenza nemica è limitata e quasi sicuramente non si aspettano una nostra offensiva, ho personalmente spostato il grosso delle missioni di superiorità aerea sulla zona in modo da darci il giusto ombrello protettivo per l’avanzata, pensavo di utilizzare i reggimenti della legione d’acciaio come punta di lancia, e, sempre che lord Ventris sia d’accordo, anche i riveriti Astartes, in modo da dare un unico colpo di maglio fino a Port Artur, con un unico colpo amputeremo completamente i loro collegamenti con Afrius , il continente australe di Volsis-
-Maresciallo- Hoth si intromise – posso chiederle come mai, non vedo forze corazzate dell FDP tra l’organico dell’offensiva- con gli occhi puntati su i fogli dell’organico che erano stai consegnati a tutti continuò –Sapevo che le vostre forze armate avevano almeno tre intere divisioni di corazzati-.
-Si, signor commissario, ma – la mappa tornò alla situazione planetaria.
– come vede, sono dislocate nella penisola di Horstan, per ri equipaggiamento e per re integrare le perdite, intanto stanno dando una mano al grosso della Guardia Grigia nell’opera di assistenza umanitaria, forse non sa, ma il governo ha predisposto che tutti i profughi ricevano alloggio in quella zona-
-Lei mi sta dicendo che abbiamo tre intere divisioni corazzate in riserva?-
-Non sono le uniche-
-Che intende dire?-
-Anche diverse divisioni meccanizzate e di fanteria sono dislocate nelle retrovie, sono tutte quelle scampate al macello su Afrius quando lo xeno ha raggiunto Volsis-
-E non sono in grado di operare neanche come unità di supporto?-
-Non penso proprio commissario-
-Quindi , maresciallo, dobbiamo contare solo sulle forze attualmente al fronte, niente riserve, nessuno che possa rinforzare l’attacco o chiudere i buchi?-
-Purtroppo no, signor commissario.-
-Non ci siamo, vorrei far passare il concetto Maresciallo, che abbiamo tra le mani una guerra totale, non c’è vittoria senza l’annientamento totale del nemico dal suolo planetario, dobbiamo utilizzare tutte le forze in nostro possesso per la contro-offensiva! Ogni carro disponibile e ogni baionetta deve essere al fronte- e scandendo parola per parola –Dobbiamo respingere lo Xeno fuori da Volsis, ci siamo capiti? Un insuccesso non sarà tollerato!-
-Commissario Hoth, le sto dicendo che quelle truppe non sono pronte al combattimento, hanno subito gravi perdite durate la ritirata da Afrius, senza parlare che hanno sostenuto l’offensiva ininterrotta attraverso le foreste di Australis fino ad Attica, non se ne parla neanche di richiamarle ora!-
-Potrei intendere il suo rifiuto come una mancanza di volontà di cacciare l’immondo dal suo pianeta natale! Signore! O forse una pavidità di fronte al nemico?-
Lo scatto del maresciallo Crockete fu’ fulmineo, portando la mano sull’elsa della spada che teneva al fianco disse –Non la permetto di continuare su questo tono, o mi vedrò costretto a rispondere alle sue calunnie come si conviene!-
Il commissario stava per rispondere quando la voce dell’ Astatus rimbombò nella sala amplificata dalle casse di legno borchiate.
-Vi prego di smetterla subito signori! , e comunque, signor Commissario Hoth, penso che il maresciallo sappia il fatto suo quando afferma che le nostre truppe dislocate nella penisola di Horstan non siano pronte, la prego di prendere le parole del maresciallo come oro colato, dato che egli gode di tutta la fiducia del consiglio e dell governo, oltre alla mia stima personale-
Hoth sapeva che oltre non poteva spingersi, il fatto che le forze di difesa planetarie non si sacrificassero al massimo per cacciare gli alieni dal loro stesso pianeta lo faceva imbestialire, ma era anche cosciente che non poteva mettersi contro tutto il sistema di governo di Volsis senza incappare in spiacevoli incidenti che avrebbero compromesso lo svolgersi della liberazione.
-Non vi preoccupate signori, come consigliato dal Maresciallo noi saremo pronti ad avanzare alla testa delle punte corazzate della guardia-
La voce di Ventris attrasse tutte gli sguardi.
-Sfonderemo sulle colline e proseguiremo verso il formicaio Doled e i suoi sobborghi, se tutto fila liscio in una settimana espugneremo il formicaio, poi, lungo la dorsale di Vomag prenderemo direttamente Port Artur, cacciando la feccia Tau su Afrius e preparandoci all’offensiva finale-
La bocca di Crockete si aprì in un gaudio sorriso, subito imitato dal governatore, sembrava che non aspettassero altro che la collaborazione di lord Ventris all’offensiva, con gusto il maresciallo prese la parola.
-Siamo felici che lord Ventris abbia supportato il nostro piano- per un attimo la medaglie scintillarono colpite dalla luce -Questo penso che ponga fine alle nostre diatribe-
-Però-
L’ espressione di Ventris preannunciò al maresciallo che quello che sarebbe uscito dalla sua bocca non gli sarebbe piaciuto per niente.
-Ritengo che il commissario Hoth abbia ragione, e , pongo come condizione, allo schieramento campale dei miei uomini, che le truppe della FDP siano in ordine di combattimento entro due mesi dall giorno dell’offensiva-
Molti tra i graduati dell’ FDP assiepati sugli scrani contrassero le labbra per la delusione, sembrava che nessuno volesse impiegare in battaglia le forze in riserva, la costernazione si fece largo nell’animo del maresciallo, stava per replicare quando il suo governatore parlò al suo posto.
-Certamente Lord Ventris, questa è una condizione che possiamo accettare senza riserve, nonostante ci costringa ad affrettare i tempi di addestramento delle reclute penso che per avere lei e la sua compagnia alla guida dei nostri uomini sia un sacrifico ridicolo, per questo le porgo i ringraziamenti di tutto il pianeta-
Ventris annuì , Crockete si girò di spalle per nascondere al pubblico, al pubblico indesiderato, la stizza mista a stupore che provava dopo che il suo capo, l’Astatus, aveva smentito gli accordi presi in precedenza, questa mossa poteva non essere di aiuto per il prosequio della campagna, avevano un compito preciso da portare a termine.
La riunione proseguì senza altri scossoni per altre tre ore, la discussione si incentro sui dettaglio dell’operazione, una punta di lancia corazzata della legione avrebbe guidato l’assalto accompagnata da quasi tutti gli effettivi della quarta compagnia degli ultramarine, le FDP si sarebbero messe in scia all’assalto principale per consolidare e ripulire il terreno guadagnato con l’aiuto delle unità dell’Adepta Sororitas; nel caso fosse necessario espugnare città o formicai gli Ultramarine avrebbero funto da unità d’assalto accompagnati dalle unità assaltatrici delle sororitas mentre la punta corazzata proseguiva lo sfondamento.
Il piano era curato nei minimi dettagli, ed avrebbe avuto comunque ottime probabilità di successo, di certo, nessuno avrebbe potuto prevedere la strana piega che gli eventi avrebbero assunto nei giorni successivi, se questo fu un bene o un male, era una cosa soggettiva che ogni parte in causa avrebbe ponderato, qualcuno sicuramente ci avrebbe marciato sopra.
Re: 4 Compagnia degli ultramarine
CAPITOLO 9
“L’offensiva”
2 settimane dopo, Colline di Dumbar
Il sole stava per nascere all’orizzonte.
La notte che si dissipava nel lento albeggiare, lasciava intendere che un'altra splendida giornata invernale stava per prendere vita, le forti bufere delle settimane precedenti avevano lasciato il posto a giornate fredde ma baciate dal sole, la cosa aveva rincuorato non poco il morale degli uomini.
I Leman Russ erano impilati lungo la strada che Vilsovius portava , dopo una facile discesa lungo l’altro versante della catena collinare, direttamente alle pianure ad Ovinatus e, via autostrada, al formicaio Doled, i mezzi si erano messi in posizione per l’attacco durante la notte ed ora, dopo i quindici gradi sottozero della nottata, erano ricoperti di cristalli di ghiaccio delle forme più strane.
Gli ufficiali urlavano lungo la colonna nella speranza di far giungere gli ultimi ordini e consigli agli equipaggi dei carri, che, scesi all’interno dei loro leviatani corazzati, avevano in testa solo il rombo dei possenti motori e l’ansia pre-combattimento.
Un gruppetto di ufficiali stava facendo capanello in testa alla colonna, tra di loro spiccavano le enormi figure di un paio di marines e il cappotto nero pece di un commissario.
-Voglio un avanzata spedita, non fermiamoci al primo intoppo, aggiriamo ostacoli, by-passiamo se necessario i centri abitati, non, ripeto, non dobbiamo fermare l’avanzata per nessun motivo, se ci bloccano da qualche parte e fanno in modo di concentrarci, rischiamo di farci spazzare via dalla loro mobilità, oltre che dalla forza delle loro maledette armi..- il tono del colonnello Von Hassler era abbastanza perentorio da strappare solo pochi cenni del capo da parte dei suoi capi sezione
– Ricordatevi che le forze degli Ultramarine ci copriranno i fianchi con 2 gruppi di battaglia, denominati Ultra1 e Ultra2, ci garantiranno un avanzata spedita senza intoppi, oltre a fornire, in caso di bisogno, due forze di rapido intervento in caso di pesante resistenza, se trovate un centro abitato difeso passate il compito di espugnarlo alle sororitas senza buttare i vostri carri nel calderone, intesi?-
-L’imperatore ha gatto in serbo la giusta punizione per gli xeno- disse, alzando il maglio color rosso sangue, il cappellano Agilulf, la pressione della runa d’attivazione fece balenare sfrigolanti archi elettrici nell’aria, lasciando gli uomini della guardia affascinati da cotanta dimostrazione di potenza distruttiva, i magli in dotazione alla guardia parevano dei guanti per bambini in confronto all’enorme esemplare portato dal cappellano.
-Avanti signori, è ora di andare, ci rivedremo al primo rendez-vous al formicaio Doled- mentre lo diceva, Hoth, iniziò ad allontanarsi mentre calzava i pesanti guanti da carrista, tre Leman Russ più a monte della colonna raggiunse l’inconfondibile silouette nera del suo Vanquisher.
Lanciandosi sopra la corazzatura frontale nel punto in cui la casamatta del cannone laser lascia il posto alla postazione del pilota, si arrampicò agilmente fino alla scudatura del cannone da battaglia Vanquisher e da lì, tirando prima due sonore manate alla torretta, fino al portello del capo-carro.
-Allora lazzaroni che non siete altro, pronti a fare ancora il vostro dovere per l’Imperatore?-
-Noi sempre, l’ Imperatore è pronto a fare il suo dovere per noi?-
-E sentiamo un po’ Strosauser, cosa ti aspetti che faccia il divino imperatore per un sacco di sterco come te oggi?-
-Sarei contento se l’Imperatore ci facesse arrivare interi anche alla fine di questa campagna, sinceramente, signore-
-Anche se sono certo che non ci sia posto per voi altri nella sua divina luce, prova, prova a chiederlo rivolgendogli una preghiera, anche se sono certo che lo fai tutti i santi giorni- le risa sommesse del resto dell’equipaggio invasero l’ambiente corazzato.
-La solita solidarietà voi altri e?-
-Non lamentarti Heinz, è che sei amico di tutti, ti vogliono tutti bene- altre risa, il commissario sorrise mentre lanciava l’ultima frecciatina al sottoposto, l’accuirsi del rombo dei possenti motori HL230 che equipaggiano i Vanquisher troncò la discussione.
-Ok, ok fine delle stupidaggini, si parte- disse sistemandosi l’interfono Hoth – Diamoci dentro eh, che lo Xeno deve morire, oggi-
Un bip annunciò una comunicazione entrante nelle cuffie.
-Commissario Hoth, le unità esploranti ci hanno dato via libera, partiamo subito, è con noi?-
-Come sempre comandante, pronto a colpire lo xeno e la codardia-
-Non ne avevo il minimo dubbio-
Le sessanta tre tonnellate del vanquisher si misero in movimento nella scia dei mezzi di fronte, se non fosse stato per i movimenti sobbalzanti e poco armonici si potevano anche scambiare per un placido torrente, ma al posto di dispensare rinfrescante acqua i cannoni erano pronti a vomitare un uragano di fuoco e acciaio su chiunque si fosse posto tra loro e l’obbietivo.
-Siamo all’attacco ormai da tre giorni, fratello sergente, e il nemico sembra essere sparito, -
Il clangore metallico del potente motore del rhino sovrastava le parole di Rosiav, erano tornati in azione, finalmente.
L’attesa a bordo della “Furor inexorabĭlis” l’avevano passata tra esercitazioni di tiro, esercizi di tattica, briefing e simulazioni, ma la parte che aveva detestato di più erano stati i tre giorni di lutto, preghiera e espiazione che il cappellano Agilulf aveva decretato per commemorare i caduti durante l’incursione.
Non che la commemorazione dei confratelli morti e la recita dei sacri riti sia stata la causa dell’astio, il problema veniva dai pedanti e continui sermoni che il cappellano Agilulf aveva somministrato senza pietà per tutte le 72 ore, e chiunque sulla Furor avrebbe potuto immaginare su cosa fossero stati incentrati.
-E’ abbastanza strano in effetti, nessuna delle nostre forze ha incontrato la benché minima resistenza da parte del nemico-
-Gli xeno si saranno ritirati senza voltarsi per la paura- sorrise Rosiav, il suo commento accompagnato da un inequivolgabile gesto strappò parecchie risate tra i marines della Epurator.
-Senza lasciare forze a coprirsi la retroguardia?- il commento di Korchas strappò i sorrisi dalle labbra degli uomini – No, c’è qualcosa che non mi torna fratelli, questo tipo di alieni posseggono un avanzata tattica di combattimento, non stiamo combattendo gli orki o l’abominio tirannide- una smorfia spuntò sul volto del sergente – Sembra che se ne siano andati da giorni, comunque, appena prenderemo il formicaio Doled ne sapremo di più, sperando sempre di trovare, almeno là, qualche civile che abbia passato l’occupazione a casa propria- le risate si affollarono sul circuito di squadra.
Il “Mietitore di Alieni”,un carro da battaglia di modello Predator, stava in testa alla colonna maciullando detriti lungo la strada asfaltata, questa , caduta in disuso da anni, era ingombra di vegetazione e rottami di varia natura; una volta ,probabilmente ,era stata una via di comunicazione molto trafficata che dall villaggio di Ottaw portava a Cedris Maximum, esattamente dove tre predator due rhino e quattro razorback stavano andando.
-Qui, Angeli uno,Ultra 2 abbiamo effettuato un rapido passaggio su Cedris, mi spiace dirvelo ragazzi ma sembra un'altra città fantasma, circuitiamo sopra di voi e manteniamo gli occhi aperti.-
-Copiato Angeli, stiamo sprecando tempo, sembra che questi maledetti Tau se ne siano gatto andati, che l’Imperatore vi guidi-
-Grazie Ultra 2, non dimenticatevi di noi se doveste scorgere un po’ di azione qua attorno- il commento ironico del pilota del Lightning della marina fece sorridere Agilulf, senza l’elmo a foggia di teschio, e grazie alle luci soffuse della strumentazione, le cicatrici sul cranio del cappellano risaltavano maggiormente, come spaccature telluriche su di una pianura piatta.
-Maledizione!- il pugno corazzato si abbate’ sulla paratia del razorback, generando un rumore simile ad un martello che forgia un pezzo di acciaio – Non stiamo conquistando nulla, stiamo occupando, questa razza schifosa non ci vuole concedere neppure la gloria, scappano come conigli braccati al posto di combattere e lasciano a noi la terra vuota da occupare-
-Prima o poi la terra finirà, fratello cappellano, allora li ingaggeremo e faremo in modo che nessuno di loro torni a quello che definiscono l’ “impero”- il marine in armatura bianca che aveva parlato stava armeggiando con un grosso strumento fissato all’ avambraccio della sua armatura, strani strumenti di foggia meccanica e cavi ne fuoriuscivano mentre, con compassata precisione, il marine ri-montava pezzo per pezzo il braccio estrattore del reductor.
-Non ne vedo l’ora, fratello Valentium, non ne vedo l’ora- gli rispose quasi affranto Agilulf re indossando la maschera di morte che aveva per elmo.
-Spero che il mio ufficio non sia chiamato ancora in causa, vorrei poter dare il mio contributo all’epurazione, fratello cappellano-
-A cosa ti riferisci fratello?-
-Mhh, la squadra Epurator, ha subito molte perdite dall’inizio di questa campagna e…mi chiedevo se la promozione a sergente di fratello Korchas non fosse stata troppo affretata, so fin troppo bene come queste cose si paghino care- uno scatto metallico indicò che l’apotecario aveva finito in quell momento di inserire le piccole ganasce idrauliche costituenti la sommità del reductor.
-Fratello Korchas ha subito molte perdite nella sua squadra, questo è indubbio Valentium-
Agilulf pensò che effettivamente l’apotecario aveva ragione, e la sua anzianità all’interno del capitolo lo posizionava tra i membri più saggi della quarta compagnia, nonostante tutto, l’opinione che lui aveva di Korchas era molto buona, non si era tirato indietro ad Attica ed aveva comandato con fermezza e ordine ,per essere il suo primo comando, anche se ,effettivamente, l’assalto della sua squadra nei sotterranei era stato a dir poco avventato, avrebbe dovuto rendersi conto della situazione prima di buttarsi nella mischia, anche se s’era sempre buttato per accorre in suo aiuto.
-..Ma lo vedo bene, comanda con fervore e fermezza, non cede nel calderone della battaglia e onora l’Imperatore con l’efficienza sua e della sua squadra-
-Nonostante la tua giovane età, fratello reclusiarca , hai dimostrato come guidare gli uomini e quindi come capirli sia il tuo lavoro, per questo prendo le tue parole come buona profezia per noi e per fratello Korchas, e che l’Imperatore gli dia una mano-
“L’offensiva”
2 settimane dopo, Colline di Dumbar
Il sole stava per nascere all’orizzonte.
La notte che si dissipava nel lento albeggiare, lasciava intendere che un'altra splendida giornata invernale stava per prendere vita, le forti bufere delle settimane precedenti avevano lasciato il posto a giornate fredde ma baciate dal sole, la cosa aveva rincuorato non poco il morale degli uomini.
I Leman Russ erano impilati lungo la strada che Vilsovius portava , dopo una facile discesa lungo l’altro versante della catena collinare, direttamente alle pianure ad Ovinatus e, via autostrada, al formicaio Doled, i mezzi si erano messi in posizione per l’attacco durante la notte ed ora, dopo i quindici gradi sottozero della nottata, erano ricoperti di cristalli di ghiaccio delle forme più strane.
Gli ufficiali urlavano lungo la colonna nella speranza di far giungere gli ultimi ordini e consigli agli equipaggi dei carri, che, scesi all’interno dei loro leviatani corazzati, avevano in testa solo il rombo dei possenti motori e l’ansia pre-combattimento.
Un gruppetto di ufficiali stava facendo capanello in testa alla colonna, tra di loro spiccavano le enormi figure di un paio di marines e il cappotto nero pece di un commissario.
-Voglio un avanzata spedita, non fermiamoci al primo intoppo, aggiriamo ostacoli, by-passiamo se necessario i centri abitati, non, ripeto, non dobbiamo fermare l’avanzata per nessun motivo, se ci bloccano da qualche parte e fanno in modo di concentrarci, rischiamo di farci spazzare via dalla loro mobilità, oltre che dalla forza delle loro maledette armi..- il tono del colonnello Von Hassler era abbastanza perentorio da strappare solo pochi cenni del capo da parte dei suoi capi sezione
– Ricordatevi che le forze degli Ultramarine ci copriranno i fianchi con 2 gruppi di battaglia, denominati Ultra1 e Ultra2, ci garantiranno un avanzata spedita senza intoppi, oltre a fornire, in caso di bisogno, due forze di rapido intervento in caso di pesante resistenza, se trovate un centro abitato difeso passate il compito di espugnarlo alle sororitas senza buttare i vostri carri nel calderone, intesi?-
-L’imperatore ha gatto in serbo la giusta punizione per gli xeno- disse, alzando il maglio color rosso sangue, il cappellano Agilulf, la pressione della runa d’attivazione fece balenare sfrigolanti archi elettrici nell’aria, lasciando gli uomini della guardia affascinati da cotanta dimostrazione di potenza distruttiva, i magli in dotazione alla guardia parevano dei guanti per bambini in confronto all’enorme esemplare portato dal cappellano.
-Avanti signori, è ora di andare, ci rivedremo al primo rendez-vous al formicaio Doled- mentre lo diceva, Hoth, iniziò ad allontanarsi mentre calzava i pesanti guanti da carrista, tre Leman Russ più a monte della colonna raggiunse l’inconfondibile silouette nera del suo Vanquisher.
Lanciandosi sopra la corazzatura frontale nel punto in cui la casamatta del cannone laser lascia il posto alla postazione del pilota, si arrampicò agilmente fino alla scudatura del cannone da battaglia Vanquisher e da lì, tirando prima due sonore manate alla torretta, fino al portello del capo-carro.
-Allora lazzaroni che non siete altro, pronti a fare ancora il vostro dovere per l’Imperatore?-
-Noi sempre, l’ Imperatore è pronto a fare il suo dovere per noi?-
-E sentiamo un po’ Strosauser, cosa ti aspetti che faccia il divino imperatore per un sacco di sterco come te oggi?-
-Sarei contento se l’Imperatore ci facesse arrivare interi anche alla fine di questa campagna, sinceramente, signore-
-Anche se sono certo che non ci sia posto per voi altri nella sua divina luce, prova, prova a chiederlo rivolgendogli una preghiera, anche se sono certo che lo fai tutti i santi giorni- le risa sommesse del resto dell’equipaggio invasero l’ambiente corazzato.
-La solita solidarietà voi altri e?-
-Non lamentarti Heinz, è che sei amico di tutti, ti vogliono tutti bene- altre risa, il commissario sorrise mentre lanciava l’ultima frecciatina al sottoposto, l’accuirsi del rombo dei possenti motori HL230 che equipaggiano i Vanquisher troncò la discussione.
-Ok, ok fine delle stupidaggini, si parte- disse sistemandosi l’interfono Hoth – Diamoci dentro eh, che lo Xeno deve morire, oggi-
Un bip annunciò una comunicazione entrante nelle cuffie.
-Commissario Hoth, le unità esploranti ci hanno dato via libera, partiamo subito, è con noi?-
-Come sempre comandante, pronto a colpire lo xeno e la codardia-
-Non ne avevo il minimo dubbio-
Le sessanta tre tonnellate del vanquisher si misero in movimento nella scia dei mezzi di fronte, se non fosse stato per i movimenti sobbalzanti e poco armonici si potevano anche scambiare per un placido torrente, ma al posto di dispensare rinfrescante acqua i cannoni erano pronti a vomitare un uragano di fuoco e acciaio su chiunque si fosse posto tra loro e l’obbietivo.
-Siamo all’attacco ormai da tre giorni, fratello sergente, e il nemico sembra essere sparito, -
Il clangore metallico del potente motore del rhino sovrastava le parole di Rosiav, erano tornati in azione, finalmente.
L’attesa a bordo della “Furor inexorabĭlis” l’avevano passata tra esercitazioni di tiro, esercizi di tattica, briefing e simulazioni, ma la parte che aveva detestato di più erano stati i tre giorni di lutto, preghiera e espiazione che il cappellano Agilulf aveva decretato per commemorare i caduti durante l’incursione.
Non che la commemorazione dei confratelli morti e la recita dei sacri riti sia stata la causa dell’astio, il problema veniva dai pedanti e continui sermoni che il cappellano Agilulf aveva somministrato senza pietà per tutte le 72 ore, e chiunque sulla Furor avrebbe potuto immaginare su cosa fossero stati incentrati.
-E’ abbastanza strano in effetti, nessuna delle nostre forze ha incontrato la benché minima resistenza da parte del nemico-
-Gli xeno si saranno ritirati senza voltarsi per la paura- sorrise Rosiav, il suo commento accompagnato da un inequivolgabile gesto strappò parecchie risate tra i marines della Epurator.
-Senza lasciare forze a coprirsi la retroguardia?- il commento di Korchas strappò i sorrisi dalle labbra degli uomini – No, c’è qualcosa che non mi torna fratelli, questo tipo di alieni posseggono un avanzata tattica di combattimento, non stiamo combattendo gli orki o l’abominio tirannide- una smorfia spuntò sul volto del sergente – Sembra che se ne siano andati da giorni, comunque, appena prenderemo il formicaio Doled ne sapremo di più, sperando sempre di trovare, almeno là, qualche civile che abbia passato l’occupazione a casa propria- le risate si affollarono sul circuito di squadra.
Il “Mietitore di Alieni”,un carro da battaglia di modello Predator, stava in testa alla colonna maciullando detriti lungo la strada asfaltata, questa , caduta in disuso da anni, era ingombra di vegetazione e rottami di varia natura; una volta ,probabilmente ,era stata una via di comunicazione molto trafficata che dall villaggio di Ottaw portava a Cedris Maximum, esattamente dove tre predator due rhino e quattro razorback stavano andando.
-Qui, Angeli uno,Ultra 2 abbiamo effettuato un rapido passaggio su Cedris, mi spiace dirvelo ragazzi ma sembra un'altra città fantasma, circuitiamo sopra di voi e manteniamo gli occhi aperti.-
-Copiato Angeli, stiamo sprecando tempo, sembra che questi maledetti Tau se ne siano gatto andati, che l’Imperatore vi guidi-
-Grazie Ultra 2, non dimenticatevi di noi se doveste scorgere un po’ di azione qua attorno- il commento ironico del pilota del Lightning della marina fece sorridere Agilulf, senza l’elmo a foggia di teschio, e grazie alle luci soffuse della strumentazione, le cicatrici sul cranio del cappellano risaltavano maggiormente, come spaccature telluriche su di una pianura piatta.
-Maledizione!- il pugno corazzato si abbate’ sulla paratia del razorback, generando un rumore simile ad un martello che forgia un pezzo di acciaio – Non stiamo conquistando nulla, stiamo occupando, questa razza schifosa non ci vuole concedere neppure la gloria, scappano come conigli braccati al posto di combattere e lasciano a noi la terra vuota da occupare-
-Prima o poi la terra finirà, fratello cappellano, allora li ingaggeremo e faremo in modo che nessuno di loro torni a quello che definiscono l’ “impero”- il marine in armatura bianca che aveva parlato stava armeggiando con un grosso strumento fissato all’ avambraccio della sua armatura, strani strumenti di foggia meccanica e cavi ne fuoriuscivano mentre, con compassata precisione, il marine ri-montava pezzo per pezzo il braccio estrattore del reductor.
-Non ne vedo l’ora, fratello Valentium, non ne vedo l’ora- gli rispose quasi affranto Agilulf re indossando la maschera di morte che aveva per elmo.
-Spero che il mio ufficio non sia chiamato ancora in causa, vorrei poter dare il mio contributo all’epurazione, fratello cappellano-
-A cosa ti riferisci fratello?-
-Mhh, la squadra Epurator, ha subito molte perdite dall’inizio di questa campagna e…mi chiedevo se la promozione a sergente di fratello Korchas non fosse stata troppo affretata, so fin troppo bene come queste cose si paghino care- uno scatto metallico indicò che l’apotecario aveva finito in quell momento di inserire le piccole ganasce idrauliche costituenti la sommità del reductor.
-Fratello Korchas ha subito molte perdite nella sua squadra, questo è indubbio Valentium-
Agilulf pensò che effettivamente l’apotecario aveva ragione, e la sua anzianità all’interno del capitolo lo posizionava tra i membri più saggi della quarta compagnia, nonostante tutto, l’opinione che lui aveva di Korchas era molto buona, non si era tirato indietro ad Attica ed aveva comandato con fermezza e ordine ,per essere il suo primo comando, anche se ,effettivamente, l’assalto della sua squadra nei sotterranei era stato a dir poco avventato, avrebbe dovuto rendersi conto della situazione prima di buttarsi nella mischia, anche se s’era sempre buttato per accorre in suo aiuto.
-..Ma lo vedo bene, comanda con fervore e fermezza, non cede nel calderone della battaglia e onora l’Imperatore con l’efficienza sua e della sua squadra-
-Nonostante la tua giovane età, fratello reclusiarca , hai dimostrato come guidare gli uomini e quindi come capirli sia il tuo lavoro, per questo prendo le tue parole come buona profezia per noi e per fratello Korchas, e che l’Imperatore gli dia una mano-
Re: 4 Compagnia degli ultramarine
PAnz3r ha scritto:grazie per non averlo letto ragazzi!
abbi pazienza ...
Elfi Oscuri ... Uomini Lucertola ... Re dei Sepolcri ... Caos mortale di Khorne ... Skaven ... Elfi Silvani ... Demoni
Re: 4 Compagnia degli ultramarine
fiuuu.......ho finito adesso di leggerlo.....ma ne è valsa la pena......ottimo racconto mi è piaciuto Panz3er.....scrivi ancora qualcosa nèè
Re: 4 Compagnia degli ultramarine
Il “Mietitore” stava passando oltre il vetusto cartello stradale riportante la scritta “Cedris” quando un guizzo lungo la strada alberata, in corrispondenza di un lontano edificio azzurro, attrasse l’attenzione del capocarro .
-Ferma-
Il carro si fermò immediatamente sobbalzando in avanti, i cingoli emisero un acuto stridio mentre mordevano l’asfalto fermando le svariate tonnellate d’adamantio.
-Fratello cappellano, ho rilevato del movimento giù lungo la strada a 0 0 0, nessuna identificazione-
-Che tipo di movimento, Mietitore?-
-Un movimento di sfuggita, potrebbe essere un animale o la fanteria nemica, non ho avuto una visione chiara-
-Ok- Agilulf passò all’interfono tattico – Mietitore s’attesta dov’è, le colonne di Martello e di Volontà aggirino il villaggio e tengano gli occhi aperti, la mia tattica e la Epurator si dispieghino, formazione d’assalto, ora- sugli hud di ogni marine e sui pannelli tattici dei veicoli comparvero in pochi secondi gli ordini, e, come ingranaggi di un meccanismo ben oliato, ogni componente della forza d’assalto prese il suo posto.
-Via, ordine di dispiegamento rapido, via via!- i dieci giganti in armatura completa presero a scendere dal rhino, in un soffio avevano assunto le loro posizioni previste in caso di sbarco rapido da veicolo in colonna, Khorcas non potè che essere soddisfatto della preparazione dei suoi uomini.
-Epurator avanza a sinistra, evitate la strada, avanzata rapida-
Grosse frecce blu comparvero nella visuale di Khorcas.
-Avanti Epurator, prendiamo le case di fronte a noi e poi avanziamo in copertura lungo la strada, una cosa rapida- il segnale di ricevuto non si fece attendere e tutta la squadra iniziò ad avanzare, requiem pronti, nei campi fiancheggianti la strada, imitata sul lato opposto dalla squadra del cappellano Agilulf.
In un minuto scarso raggiunsero lo steccato di cemento che delimitava il giardino della prima costruzione, un rapido gesto di intesa tra i due comandanti e entrambe le tattiche penetrarono all’interno delle rispettive abitazioni.
-Libero!-
-Avanziamo, lungo la strada laterale-
I dieci marines presero ad avanzare lungo una stradina larga quanto una macchina, probabilmente una strada di servizio per i garage delle villette che si affacciavano lungo la strada principale,ogni cancelletto o rientranza venne ispezionata, nessuno, anche auspex e autosensi rimasero muti fino a raggiungere il fondo chiuso della via.
Khorcas e i suoi si aprirono la strada forzando un cancelletto arrugginito, penetrando in un giardino dove, data la mancanza di cure umane, le piante selvatiche avevano preso il sopravento; Frausus , ora al comando della squadra da combattimento numero 2 della Epurator, passò il suo visore nella modalità termica nel tentativo di avvistare presenze di calore nella fredda atmosfera invernale.
Una macchia rosso fuoco all’estrema destra del suo campo visivo attrasse la sua attenzione.
Per evitare la scarica di fucileria che si aspettava si gettò di lato in un attimo, cadendo pesantemente sul terreno coperto di neve, puntando nel contempo il suo fucile requiem verso la presunta posizione del nemico.
-Contatto, direz…-
Con un miagolio strozzato un grosso felino bianco simile ad un gatto attraversò tutto il suo campo visivo, prima di balzare oltre la recinzione l’animale lanciò un curioso sguardo a chi l’aveva disturbato.
Il resto della squadra reagì all’azione di Frausus congelandosi sul posto pronta a far fuoco, lo sfilare dell’animale davanti ai loro occhi allentò la pressione dai grilletti.
-Vediamo di darci una calmata fratello Frausus-
-Mi scusi fratello sergente, non si ripeterà più- rispose Frausus chiaramente imbarazzato dall’errore.
-Avanti, oltre la recinzione dovremmo trovare una traversa, e poi un altro isolato-
Korchas finì di consultare la mappa tattica e , a gesti , ordinò a fratello Ulianof di attraversare un grosso squarcio della recinzione.
Il grosso Predator blu si era arrestato all’ingresso della cittadina , i due trasporti corazzati rhino che lo seguivano erano spariti dietro le case perimetrali dopo aver abbandonato la strada, Astartes, non c’era dubbio, e stavano arrivando, il piano era andato a farsi fottere e ora dovevano combattere, i marine non avrebbero avuto nessuna pietà di questo era sicuro, l’avevano chiamato bene superiore….il loro di bene.
La massiccia figura blu comparve oltre la recinzione delle unità abitative color arancio, era solo di poco scostata dal centrino del reticolo di tiro del suo fucile a impulsi, tecnologia Tau, letale e talmente avanzata che neanche il Fabbricator di Marte ci avrebbe capito qualcosa, sorrise, forse i prescelti dell D – Imperatore non erano quei furbi che ci si aspetta, con calma tirò il grilletto.
Il dardo azzurro attraversò lo spazio in qualche millesimo di secondo andando ad impattare sullo spallaccio destro di fratello Ulianof, la forza del colpo lo sbattè a terra sbalzandolo di nuovo oltre lo squarcio.
-Contatto! Fuoco ostile da edificio grigio a 0 5 4, fuoco di sbarramento!, Yota pronto con il missile!- Gli ordini di Korchas sovrastarono il ruggito dei requiem portati a full auto, i parametri vitali di Ulianof erano entro i limiti, l’armatura potenziata aveva svolto il suo lavoro salvandogli la vita.
-Fratello! Tutto apposto?- urlò Korchas acquattandosi dietro la recinzione di fianco al marine.
-Si, sergente tutto ok, solo una bruciatura sullo spallaccio-
Il volume di fuoco ostile in aumento, e i colpi di requiem, creavano un muro di fuoco che riempiva la strada.
-Quanti sono?-
-Ho visto solo il lampo dalla finestra del secondo piano, nient’altro capo-
-Ho il missile pronto, attendo obbiettivo!- la chiamata di Hrus, operatore al lanciamissili, riempi il comunicatore.
-Finestra al secondo piano! Falli saltare tutti!-
Hrus uscì dalla macchia di rampicanti dove si era nascosto, cadde su un ginocchio e lasciò partire il colpo.
La scia di fuoco del razzo si allungò nell’aria, appena il tempo di sentire il sibilo del motore e un boato polverizzò completamente la facciata dell’edificio proiettando calcinacci ovunque, un uragano di polvere invase la strada.
-Fuori! Assaltiamo l’edificio! Passare a visione semi-termica-
Tre ruggiti di requiem annunciarono l’ingresso di Korchas nell’edificio occupato del nemico, la spessa nube di polvere avrebbe fermato chiunque ma la visione semi-termica mixava le classiche macchie di calore del visore termico con i rilevamenti degli autosensi dell’armatura, creando un immagine tridimensionale dell’ambiente sull’ hud.
-Contatto, direzione 0 7 8, sopresso!-
-Avanti, avanti! Spaziamoli via tutti per Guilliman!- una macchia rossa comparve d’improvviso davanti a lui, come se fosse un’estesione del suo stesso corpo Korchas fece tuonare il fucile requiem strappando un arto alla figura, per un attimo lo spruzzo di sangue caldo creò una grossa macchia sull visore.
-Gamma con me, di sopra! Beta prendi gli altri e avanza-
Come due furie Rosiav e Korchas si proiettarono dentro la prima tromba della scale che trovarono, giunti sul terrazzino di framezzo due colpi roventi segnarono il muro alle loro spalle.
Il nemico si prese come risposta una granata a frammentazione.
-Su!-
Un corridoio devastato dall’esplosione accolse i due marine, mobili e chincaglieria di vario genere punteggiavano il pavimento, un vociare indistinto proveniente da una porta poco lontana attrasse la loro attenzione.
-Di là, muoviamoci-
Almeno cinque guerrieri del fuoco stavano ritirandosi nel sottotetto salendo una scala a chiocciola in legno, l’ultimo di loro stava tentando di trarsi oltre la botola quando la sventagliata di requiem,
-Ferma-
Il carro si fermò immediatamente sobbalzando in avanti, i cingoli emisero un acuto stridio mentre mordevano l’asfalto fermando le svariate tonnellate d’adamantio.
-Fratello cappellano, ho rilevato del movimento giù lungo la strada a 0 0 0, nessuna identificazione-
-Che tipo di movimento, Mietitore?-
-Un movimento di sfuggita, potrebbe essere un animale o la fanteria nemica, non ho avuto una visione chiara-
-Ok- Agilulf passò all’interfono tattico – Mietitore s’attesta dov’è, le colonne di Martello e di Volontà aggirino il villaggio e tengano gli occhi aperti, la mia tattica e la Epurator si dispieghino, formazione d’assalto, ora- sugli hud di ogni marine e sui pannelli tattici dei veicoli comparvero in pochi secondi gli ordini, e, come ingranaggi di un meccanismo ben oliato, ogni componente della forza d’assalto prese il suo posto.
-Via, ordine di dispiegamento rapido, via via!- i dieci giganti in armatura completa presero a scendere dal rhino, in un soffio avevano assunto le loro posizioni previste in caso di sbarco rapido da veicolo in colonna, Khorcas non potè che essere soddisfatto della preparazione dei suoi uomini.
-Epurator avanza a sinistra, evitate la strada, avanzata rapida-
Grosse frecce blu comparvero nella visuale di Khorcas.
-Avanti Epurator, prendiamo le case di fronte a noi e poi avanziamo in copertura lungo la strada, una cosa rapida- il segnale di ricevuto non si fece attendere e tutta la squadra iniziò ad avanzare, requiem pronti, nei campi fiancheggianti la strada, imitata sul lato opposto dalla squadra del cappellano Agilulf.
In un minuto scarso raggiunsero lo steccato di cemento che delimitava il giardino della prima costruzione, un rapido gesto di intesa tra i due comandanti e entrambe le tattiche penetrarono all’interno delle rispettive abitazioni.
-Libero!-
-Avanziamo, lungo la strada laterale-
I dieci marines presero ad avanzare lungo una stradina larga quanto una macchina, probabilmente una strada di servizio per i garage delle villette che si affacciavano lungo la strada principale,ogni cancelletto o rientranza venne ispezionata, nessuno, anche auspex e autosensi rimasero muti fino a raggiungere il fondo chiuso della via.
Khorcas e i suoi si aprirono la strada forzando un cancelletto arrugginito, penetrando in un giardino dove, data la mancanza di cure umane, le piante selvatiche avevano preso il sopravento; Frausus , ora al comando della squadra da combattimento numero 2 della Epurator, passò il suo visore nella modalità termica nel tentativo di avvistare presenze di calore nella fredda atmosfera invernale.
Una macchia rosso fuoco all’estrema destra del suo campo visivo attrasse la sua attenzione.
Per evitare la scarica di fucileria che si aspettava si gettò di lato in un attimo, cadendo pesantemente sul terreno coperto di neve, puntando nel contempo il suo fucile requiem verso la presunta posizione del nemico.
-Contatto, direz…-
Con un miagolio strozzato un grosso felino bianco simile ad un gatto attraversò tutto il suo campo visivo, prima di balzare oltre la recinzione l’animale lanciò un curioso sguardo a chi l’aveva disturbato.
Il resto della squadra reagì all’azione di Frausus congelandosi sul posto pronta a far fuoco, lo sfilare dell’animale davanti ai loro occhi allentò la pressione dai grilletti.
-Vediamo di darci una calmata fratello Frausus-
-Mi scusi fratello sergente, non si ripeterà più- rispose Frausus chiaramente imbarazzato dall’errore.
-Avanti, oltre la recinzione dovremmo trovare una traversa, e poi un altro isolato-
Korchas finì di consultare la mappa tattica e , a gesti , ordinò a fratello Ulianof di attraversare un grosso squarcio della recinzione.
Il grosso Predator blu si era arrestato all’ingresso della cittadina , i due trasporti corazzati rhino che lo seguivano erano spariti dietro le case perimetrali dopo aver abbandonato la strada, Astartes, non c’era dubbio, e stavano arrivando, il piano era andato a farsi fottere e ora dovevano combattere, i marine non avrebbero avuto nessuna pietà di questo era sicuro, l’avevano chiamato bene superiore….il loro di bene.
La massiccia figura blu comparve oltre la recinzione delle unità abitative color arancio, era solo di poco scostata dal centrino del reticolo di tiro del suo fucile a impulsi, tecnologia Tau, letale e talmente avanzata che neanche il Fabbricator di Marte ci avrebbe capito qualcosa, sorrise, forse i prescelti dell D – Imperatore non erano quei furbi che ci si aspetta, con calma tirò il grilletto.
Il dardo azzurro attraversò lo spazio in qualche millesimo di secondo andando ad impattare sullo spallaccio destro di fratello Ulianof, la forza del colpo lo sbattè a terra sbalzandolo di nuovo oltre lo squarcio.
-Contatto! Fuoco ostile da edificio grigio a 0 5 4, fuoco di sbarramento!, Yota pronto con il missile!- Gli ordini di Korchas sovrastarono il ruggito dei requiem portati a full auto, i parametri vitali di Ulianof erano entro i limiti, l’armatura potenziata aveva svolto il suo lavoro salvandogli la vita.
-Fratello! Tutto apposto?- urlò Korchas acquattandosi dietro la recinzione di fianco al marine.
-Si, sergente tutto ok, solo una bruciatura sullo spallaccio-
Il volume di fuoco ostile in aumento, e i colpi di requiem, creavano un muro di fuoco che riempiva la strada.
-Quanti sono?-
-Ho visto solo il lampo dalla finestra del secondo piano, nient’altro capo-
-Ho il missile pronto, attendo obbiettivo!- la chiamata di Hrus, operatore al lanciamissili, riempi il comunicatore.
-Finestra al secondo piano! Falli saltare tutti!-
Hrus uscì dalla macchia di rampicanti dove si era nascosto, cadde su un ginocchio e lasciò partire il colpo.
La scia di fuoco del razzo si allungò nell’aria, appena il tempo di sentire il sibilo del motore e un boato polverizzò completamente la facciata dell’edificio proiettando calcinacci ovunque, un uragano di polvere invase la strada.
-Fuori! Assaltiamo l’edificio! Passare a visione semi-termica-
Tre ruggiti di requiem annunciarono l’ingresso di Korchas nell’edificio occupato del nemico, la spessa nube di polvere avrebbe fermato chiunque ma la visione semi-termica mixava le classiche macchie di calore del visore termico con i rilevamenti degli autosensi dell’armatura, creando un immagine tridimensionale dell’ambiente sull’ hud.
-Contatto, direzione 0 7 8, sopresso!-
-Avanti, avanti! Spaziamoli via tutti per Guilliman!- una macchia rossa comparve d’improvviso davanti a lui, come se fosse un’estesione del suo stesso corpo Korchas fece tuonare il fucile requiem strappando un arto alla figura, per un attimo lo spruzzo di sangue caldo creò una grossa macchia sull visore.
-Gamma con me, di sopra! Beta prendi gli altri e avanza-
Come due furie Rosiav e Korchas si proiettarono dentro la prima tromba della scale che trovarono, giunti sul terrazzino di framezzo due colpi roventi segnarono il muro alle loro spalle.
Il nemico si prese come risposta una granata a frammentazione.
-Su!-
Un corridoio devastato dall’esplosione accolse i due marine, mobili e chincaglieria di vario genere punteggiavano il pavimento, un vociare indistinto proveniente da una porta poco lontana attrasse la loro attenzione.
-Di là, muoviamoci-
Almeno cinque guerrieri del fuoco stavano ritirandosi nel sottotetto salendo una scala a chiocciola in legno, l’ultimo di loro stava tentando di trarsi oltre la botola quando la sventagliata di requiem,
Re: 4 Compagnia degli ultramarine
oltre a polverizzare la parte superiore della scala, gli aprì un buco largo quanto un pugno nella schiena, il corpo cadendo si infranse su ciò che rimaneva della scala.
-Maledetti- urlò Rosiav scaricando un'altra raffica di requiem contro il soffitto ligneo.
-Andiamo di sotto, Beta situazione-
-Stiamo ripulendo la casa affianco, c’è un varco nella rete nel giardinetto sul fronte, potete passare di là-
-Copiato Beta, stiamo arrivando-
Attraversando la casa distrutta sbucarono nel giardinetto frontale, uno xeno stava riverso sul selciato della strada con un buco di requiem fumante sull’elmetto, ebbero appena il tempo di constatare che fosse morto quando una tempesta di proiettili li costrinse entrambe a terra, un paio di questi erano rimbalzati inerti sull pettorale di Korchas.
-Maledetta feccia!-
Appena il torrente di fuoco si prese la prima pausa ,Rosiav si alzò, e con un precisa raffica da tre colpi abbattè un nemico che aveva appena raggiunto il marciapiede sull’altro lato.
– Xenoooooooooo!- urlò mentre sgranava il fucile sul nemico.
-Epurator, qui Mietitore, vediamo i vostri contatti, abbandonare l’area di pericolo-
Korchas constatò sulla mappa tattica che, nonostante fossero ancora all’interno dell giardinetto, le loro posizioni erano dentro il cono rappresentante l’arco di fuoco del predator.
-Dentro Rosiav! Dentro!-
Un muro d’acciaio si riversò lungo la strada, i requiem pesanti delle batterie laterali del Mietitore innaffiarono tutta la strada , le esili figure Tau vennero smembrate una dietro l’altra senza pietà, in cinque secondi di fuoco strada, case e veicoli abbandonati nei parcheggi vennero tempestati di fori di proiettili.
La strada ora era sgombra da presenze nemiche, Korchas e Rosiav si affrettarono a raggiungere il resto della squadra nella casa affianco.
-Sergente Korchas?-
-Fratello cappellano?-
-Abbiamo respinto il nemico verso il centro cittadino, non siamo stati in grado di trasmettere per alcuni minuti a causa di una di quelle loro granate elettromagnetiche, ho appena dato ordine ai carri di entrare dai lati del paese, dobbiamo schiacciarli al più presto!-
-Ok, ti ho copiato fratello cappellano, ho le vostre posizioni ora-
-Se vogliono resistere si asserraglieranno nella ridotta degli arbitres dietro all’edificio della direzione comunale, avanziamo in modo da tenere sotto tiro entrambe le entrate, aspetto tua conferma quando sarete in posizione, che l’Imperatore sia con voi-
-Altrettanto fratello cappellano-
L’Epurator si mosse verso l’obbiettivo designato.
Attraversando le strade della cittadina fantasma una pesante sensazione di disagio si aprì la strada in Korchas, gli abitanti erano stati evacuati, e questo lo sapeva, ma nessuna delle numerose evacuazioni che aveva visto assomigliava a questa, le case erano in ordine come appena ripulite, non c’erano oggetti in strada o masserizie abbandonate, ma la cosa più assurda era la presenza dei veicolo personali…macchine e autocarri c’erano…tutti.
Agilulf aveva ragione, i guerrieri Tau aveva preso la ridotta degli arbitres, per scoprirlo fratello Niemeg si era procurato una brutta ferita alla gamba destra, quando un colpo ben mirato di fucile ad impulsi partito dalla torre degli arbitres l’aveva preso poco sopra la giunzione tra cosciale e ginocchiera, fortunatamente, e grazie al benedetto lavoro di ingegneria genetica dell’ Imperatore, era ancora in grado di seguire la squadra dilazionando le cure a dopo l’azione.
Korchas e i suoi avevano preso posizione nella scuola che fronteggiava il cancello Est della ridotta, un placido parchetto alberato , profondo circa un centinaio di metri, li divideva dalle posizioni degli avversari, il candore della neve faceva risaltare il nero dei tronchi degli alberi spogli, figurarsi le loro dieci power armour blu.
-Fratello cappellano, noi siamo in posizione, attendo ordini-
-State pronti all’assalto, ho richiesto il supporto dell’aviazione della marina, sfonderanno per noi i cancelli con gli hellfire, il mietitore aprirà un fuoco di soppressione sulla murata nord finchè non entriamo-
-Ricevuto fratello cappellano, Situazione dalle altre colonne?-
-Il resto del villaggio è pulito, non hanno avuto contatti; ora stanno controllando le strade in uscita-
Il fragore lontano dei reattori dei Lightining si intromise nella conversazione.
-Gli angeli arrivano Korchas, stia pronto ad entrare, ci vediamo dentro-
Agilulf passò alla comunicazione con gli aerei d’attacco.
-Angeli uno, qui Ultra due, siamo pronti ad attaccare appena ci aprirete una breccia-
-Copiato Ultra due, è in arrivo un carico di Hellfire sull’obbiettivo in 3 0 secondi, dateci riscontro se l’attacco è a buon fine-
-Copiato Angeli uno, fate del vostro meglio-
La cittadina iniziò a scorrere sotto la fusoliera dei lightning, il reticolo di mira pensato per le azioni di supporto ravvicinato dava costantemente la distanza dall’obbiettivo, appena l’unità pensante che controllava la strumentazione d’attacco stabilì l’angolo di tiro agganciando i due cancelli, l’intero Hud passò dal classico verdino pallido al rosso fuoco, in risposta tutti e tre i piloti premettero il pulsante di fuoco contemporaneamente.
Per un attimo Rosiav pensò di aver visto l’Hellfire arrivare dritto nel centro dell cancello, ma non potè constatarlo dato che l’esplosione e la forza cinetica del missile ridussero quello che una volta era un robusto cancello blindato in un ammasso contorto e fumante, il tempo di lasciar dissipare l’onda d’urto e la Epurator stava gatto caricando a testa bassa verso il combattimento.
Corse a perdifiato verso il cancello distrutto, erano scattati dalle loro posizioni esattamente un secondo dopo l’esplosione dei missili, il calore era ancora forte e la neve si era sciolta per almeno una ventina di metri dall epicentro, a trenta metri dallo squarcio il canto dei requiem iniziò ad accompagnare la loro corsa, come l’overture di una grande opera , maestoso e sempre uguale, quell suono accompagnava sempre i prescelti dell’ Imperatore in ogni loro assalto , in ogni loro vittoria e anche in ogni loro decesso, era questo suono che li accompagnava durante il leale servizio per il capitolo.
Sfondarono oltre l’ingresso, il fuoco nemico era troppo rado per poter fermare l’assalto degli Astartes.
Oltre il cancello si estendeva una piazza d’armi circondata dalle mura “antisommossa” , una strada saliva su di una rampa in terra che conduceva a una saracinesca con tanto di aquila imperiale dipinta sopra, chiaramente l’ingresso di una rimessa per veicoli, in mezzo allo spiazzo stava un vecchio chimera e svariati materiali abbandonati, casse , barili e equipaggiamenti tanto indistinguibili quanto vecchi.
-Crepate, crepate!- Il requiem di Frausus ridusse in poltiglia due guerrieri del fuoco appostati sugli spalti alla sua sinistra, le sue e le scariche dei compagni ripulirono quell lato in pochi secondi ,subito si accorse che gli erano rimasti solo altri due colpi nel caricatore del requiem.
-Ricarico!- l’antico chimera gli fornì un riparo temporaneo dai nemici attestati sugli spalti alla loro destra, il resto della squadra, dopo aver constatato che un lato era sicuro stava prendendo di mira il nemico sul lato nord, probabilmente si erano fatti ingannare dal fuoco del mietitore, ed avevano posto buona parte delle loro forze in modo da contrastare un assalto da quell lato.
-Frausus via di là! Ci sono i fus…-
Le ultime parole di fratello Angelos gli sfuggirono, aveva dovuto accucciarsi di scatto quando un proiettile , perforando tetto e corazza laterale del chimera, gli era passato a pochi centimetri dalla faccia.
-Angelos Cosa?!-
Il proiettile raggiunse uno dei fusti di prometheum accanto al veicolo , in un attimo una letterale pioggia di fuoco schizzò ovunque, gli altri fusti iniziarono a saltare e a spargere a macchia d’olio fiamme in ogni direzione.
-Merda!- lo scafo del mezzo l’aveva riparato dalla prima inondazione di fiamme, ma ora, il liquido stava filtrando sotto il chimera raggiungendolo, Frausus aveva pochi secondi, il calore emanato dal combustibile stava gatto intaccando i cingoli del veicolo, e lui aveva dieci metri da percorrere sotto il fuoco per raggiungere i suoi dietro il terrapieno della strada.
-Frausus!-
Korchas, Hrus e Rosiav stavano dietro il pilastro in roccia cemento del cancello, coperti dagli altri avevano raggiunto una posizione sicura, Hrus imbracciava il lanciamissili.
-Via di là!-
Hrus lanciò il suo missile a frammentazione alla base degli spalti, il sottile muro di cemento armato ricoperto di adamantino non resse l’urto, circa venti metri di muro collassarono a terra dopo l’esplosione e circa quindici tau morirono, l’efficacia al lanciamissili di Hrus era impressionante.
Cogliendo l’attimo, Frausus, corse verso il terrapieno lanciandosi al coperto, una scia di splendenti e letali globi lo seguì, l’impatto di uno di questi su di un dissipatore dello zaino lo fece ruzzolare, faccia a terra, contro la parte esterna di un condotto di ventilazione.
-Merda- proruppe trascinandosi a forza di braccia sotto il terrapieno –Stavolta ci è mancato poco, per Guilliman-
-Si ritirano all’interno prepararsi all’inseguimento, pronti con le armi bianche-
-Fratello cappellano, abbiamo pulito il cortile est, il nemico si sta barricando, sfondo direttamente all’interno-
-Copiato fratello, noi abbiamo incontrato forte resistenza, ma li stiamo spingendo verso l’edificio principale, li attacchi Khorcas e li faccia a pezzi!-
-Squadra, individuiamo un ingresso forza!- l’ordine di Korchas passò nei comunicatori attraverso il tuonare dei requim che si udiva provenire dall’altro lato dell’edificio.
-Fratello sergente- l’icona a forma di theta si illuminò sull’Hud di Korchas, fratello Agricola aveva trovato quello che cercavano, una porta malmessa, arrugginita e vetusta, era l’unico accesso all’interno oltre la saracinesca blindata.
-Fratello Ulianof, sfonda, prepararsi a protocollo d’assalto 1 7 3-
Due colpi di requiem e un calcio bastarono per far saltare la porta, la luce entrando proiettò netti fasci nell’ambiente buio e polveroso.
-Libero!-
-Troviamo un passaggio per l’interno- le sagome dei confratelli si stagliavano rosse nel verde del visore notturno.
-Scale, angolo Est, passaggio libero-
-Salire- i dieci marine salirono le scale fermandosi ad un apertura sul lato destro della rampa.
-Ho contatti sull’auspex fratello sergente, più di dieci-
-Ok, al mio tre tutti dentro, pronti con i requiem…..uno….due….tre!-
L’Epurator si lancio oltre l’apertura accompagnandosi con il fuoco dei fucili.
-Contatti!, tre oltre la rampa di carico distanza 2 1! Altri contatti in copertura in tutto l’ambiente!-
-Sopprimere! Sopprimere!-
Erano capitati nella rimessa dietro la saracinesca blindata che avevano visto nel cortile, tonnellate di forniture dell’adeptus munitorum e alcuni veicoli ingombravano l’ambiente, senza finestre ne altre fonti di luce era completamente buio, solo i lampi delle armi da fuoco squarciavano le tenebre, mettendo in scena uno spettacolo di fuochi artificiali letali.
-Due bersagli soppressi, ho fuoco ostile proveniente dalla console di comando del paranco!- le sagome verde pallido si agitavano nel visore di Frausus, due fucilate scheggiarono il cemento alle sue spalle.
-Beta, prendi la tua squadra, passa dietro il materiale sulla destra, io taglierò attraverso il passaggio per veicoli e pulirò la parte opposta, via via!-
La squadra tattica si divise in due, Frausus con i suoi avanzò lungo i muraglioni formati dai materiali palletizati sul lato destro mentre Korchas attraverso il passaggio per portarsi dal lato opposto.
-Maledetti- urlò Rosiav scaricando un'altra raffica di requiem contro il soffitto ligneo.
-Andiamo di sotto, Beta situazione-
-Stiamo ripulendo la casa affianco, c’è un varco nella rete nel giardinetto sul fronte, potete passare di là-
-Copiato Beta, stiamo arrivando-
Attraversando la casa distrutta sbucarono nel giardinetto frontale, uno xeno stava riverso sul selciato della strada con un buco di requiem fumante sull’elmetto, ebbero appena il tempo di constatare che fosse morto quando una tempesta di proiettili li costrinse entrambe a terra, un paio di questi erano rimbalzati inerti sull pettorale di Korchas.
-Maledetta feccia!-
Appena il torrente di fuoco si prese la prima pausa ,Rosiav si alzò, e con un precisa raffica da tre colpi abbattè un nemico che aveva appena raggiunto il marciapiede sull’altro lato.
– Xenoooooooooo!- urlò mentre sgranava il fucile sul nemico.
-Epurator, qui Mietitore, vediamo i vostri contatti, abbandonare l’area di pericolo-
Korchas constatò sulla mappa tattica che, nonostante fossero ancora all’interno dell giardinetto, le loro posizioni erano dentro il cono rappresentante l’arco di fuoco del predator.
-Dentro Rosiav! Dentro!-
Un muro d’acciaio si riversò lungo la strada, i requiem pesanti delle batterie laterali del Mietitore innaffiarono tutta la strada , le esili figure Tau vennero smembrate una dietro l’altra senza pietà, in cinque secondi di fuoco strada, case e veicoli abbandonati nei parcheggi vennero tempestati di fori di proiettili.
La strada ora era sgombra da presenze nemiche, Korchas e Rosiav si affrettarono a raggiungere il resto della squadra nella casa affianco.
-Sergente Korchas?-
-Fratello cappellano?-
-Abbiamo respinto il nemico verso il centro cittadino, non siamo stati in grado di trasmettere per alcuni minuti a causa di una di quelle loro granate elettromagnetiche, ho appena dato ordine ai carri di entrare dai lati del paese, dobbiamo schiacciarli al più presto!-
-Ok, ti ho copiato fratello cappellano, ho le vostre posizioni ora-
-Se vogliono resistere si asserraglieranno nella ridotta degli arbitres dietro all’edificio della direzione comunale, avanziamo in modo da tenere sotto tiro entrambe le entrate, aspetto tua conferma quando sarete in posizione, che l’Imperatore sia con voi-
-Altrettanto fratello cappellano-
L’Epurator si mosse verso l’obbiettivo designato.
Attraversando le strade della cittadina fantasma una pesante sensazione di disagio si aprì la strada in Korchas, gli abitanti erano stati evacuati, e questo lo sapeva, ma nessuna delle numerose evacuazioni che aveva visto assomigliava a questa, le case erano in ordine come appena ripulite, non c’erano oggetti in strada o masserizie abbandonate, ma la cosa più assurda era la presenza dei veicolo personali…macchine e autocarri c’erano…tutti.
Agilulf aveva ragione, i guerrieri Tau aveva preso la ridotta degli arbitres, per scoprirlo fratello Niemeg si era procurato una brutta ferita alla gamba destra, quando un colpo ben mirato di fucile ad impulsi partito dalla torre degli arbitres l’aveva preso poco sopra la giunzione tra cosciale e ginocchiera, fortunatamente, e grazie al benedetto lavoro di ingegneria genetica dell’ Imperatore, era ancora in grado di seguire la squadra dilazionando le cure a dopo l’azione.
Korchas e i suoi avevano preso posizione nella scuola che fronteggiava il cancello Est della ridotta, un placido parchetto alberato , profondo circa un centinaio di metri, li divideva dalle posizioni degli avversari, il candore della neve faceva risaltare il nero dei tronchi degli alberi spogli, figurarsi le loro dieci power armour blu.
-Fratello cappellano, noi siamo in posizione, attendo ordini-
-State pronti all’assalto, ho richiesto il supporto dell’aviazione della marina, sfonderanno per noi i cancelli con gli hellfire, il mietitore aprirà un fuoco di soppressione sulla murata nord finchè non entriamo-
-Ricevuto fratello cappellano, Situazione dalle altre colonne?-
-Il resto del villaggio è pulito, non hanno avuto contatti; ora stanno controllando le strade in uscita-
Il fragore lontano dei reattori dei Lightining si intromise nella conversazione.
-Gli angeli arrivano Korchas, stia pronto ad entrare, ci vediamo dentro-
Agilulf passò alla comunicazione con gli aerei d’attacco.
-Angeli uno, qui Ultra due, siamo pronti ad attaccare appena ci aprirete una breccia-
-Copiato Ultra due, è in arrivo un carico di Hellfire sull’obbiettivo in 3 0 secondi, dateci riscontro se l’attacco è a buon fine-
-Copiato Angeli uno, fate del vostro meglio-
La cittadina iniziò a scorrere sotto la fusoliera dei lightning, il reticolo di mira pensato per le azioni di supporto ravvicinato dava costantemente la distanza dall’obbiettivo, appena l’unità pensante che controllava la strumentazione d’attacco stabilì l’angolo di tiro agganciando i due cancelli, l’intero Hud passò dal classico verdino pallido al rosso fuoco, in risposta tutti e tre i piloti premettero il pulsante di fuoco contemporaneamente.
Per un attimo Rosiav pensò di aver visto l’Hellfire arrivare dritto nel centro dell cancello, ma non potè constatarlo dato che l’esplosione e la forza cinetica del missile ridussero quello che una volta era un robusto cancello blindato in un ammasso contorto e fumante, il tempo di lasciar dissipare l’onda d’urto e la Epurator stava gatto caricando a testa bassa verso il combattimento.
Corse a perdifiato verso il cancello distrutto, erano scattati dalle loro posizioni esattamente un secondo dopo l’esplosione dei missili, il calore era ancora forte e la neve si era sciolta per almeno una ventina di metri dall epicentro, a trenta metri dallo squarcio il canto dei requiem iniziò ad accompagnare la loro corsa, come l’overture di una grande opera , maestoso e sempre uguale, quell suono accompagnava sempre i prescelti dell’ Imperatore in ogni loro assalto , in ogni loro vittoria e anche in ogni loro decesso, era questo suono che li accompagnava durante il leale servizio per il capitolo.
Sfondarono oltre l’ingresso, il fuoco nemico era troppo rado per poter fermare l’assalto degli Astartes.
Oltre il cancello si estendeva una piazza d’armi circondata dalle mura “antisommossa” , una strada saliva su di una rampa in terra che conduceva a una saracinesca con tanto di aquila imperiale dipinta sopra, chiaramente l’ingresso di una rimessa per veicoli, in mezzo allo spiazzo stava un vecchio chimera e svariati materiali abbandonati, casse , barili e equipaggiamenti tanto indistinguibili quanto vecchi.
-Crepate, crepate!- Il requiem di Frausus ridusse in poltiglia due guerrieri del fuoco appostati sugli spalti alla sua sinistra, le sue e le scariche dei compagni ripulirono quell lato in pochi secondi ,subito si accorse che gli erano rimasti solo altri due colpi nel caricatore del requiem.
-Ricarico!- l’antico chimera gli fornì un riparo temporaneo dai nemici attestati sugli spalti alla loro destra, il resto della squadra, dopo aver constatato che un lato era sicuro stava prendendo di mira il nemico sul lato nord, probabilmente si erano fatti ingannare dal fuoco del mietitore, ed avevano posto buona parte delle loro forze in modo da contrastare un assalto da quell lato.
-Frausus via di là! Ci sono i fus…-
Le ultime parole di fratello Angelos gli sfuggirono, aveva dovuto accucciarsi di scatto quando un proiettile , perforando tetto e corazza laterale del chimera, gli era passato a pochi centimetri dalla faccia.
-Angelos Cosa?!-
Il proiettile raggiunse uno dei fusti di prometheum accanto al veicolo , in un attimo una letterale pioggia di fuoco schizzò ovunque, gli altri fusti iniziarono a saltare e a spargere a macchia d’olio fiamme in ogni direzione.
-Merda!- lo scafo del mezzo l’aveva riparato dalla prima inondazione di fiamme, ma ora, il liquido stava filtrando sotto il chimera raggiungendolo, Frausus aveva pochi secondi, il calore emanato dal combustibile stava gatto intaccando i cingoli del veicolo, e lui aveva dieci metri da percorrere sotto il fuoco per raggiungere i suoi dietro il terrapieno della strada.
-Frausus!-
Korchas, Hrus e Rosiav stavano dietro il pilastro in roccia cemento del cancello, coperti dagli altri avevano raggiunto una posizione sicura, Hrus imbracciava il lanciamissili.
-Via di là!-
Hrus lanciò il suo missile a frammentazione alla base degli spalti, il sottile muro di cemento armato ricoperto di adamantino non resse l’urto, circa venti metri di muro collassarono a terra dopo l’esplosione e circa quindici tau morirono, l’efficacia al lanciamissili di Hrus era impressionante.
Cogliendo l’attimo, Frausus, corse verso il terrapieno lanciandosi al coperto, una scia di splendenti e letali globi lo seguì, l’impatto di uno di questi su di un dissipatore dello zaino lo fece ruzzolare, faccia a terra, contro la parte esterna di un condotto di ventilazione.
-Merda- proruppe trascinandosi a forza di braccia sotto il terrapieno –Stavolta ci è mancato poco, per Guilliman-
-Si ritirano all’interno prepararsi all’inseguimento, pronti con le armi bianche-
-Fratello cappellano, abbiamo pulito il cortile est, il nemico si sta barricando, sfondo direttamente all’interno-
-Copiato fratello, noi abbiamo incontrato forte resistenza, ma li stiamo spingendo verso l’edificio principale, li attacchi Khorcas e li faccia a pezzi!-
-Squadra, individuiamo un ingresso forza!- l’ordine di Korchas passò nei comunicatori attraverso il tuonare dei requim che si udiva provenire dall’altro lato dell’edificio.
-Fratello sergente- l’icona a forma di theta si illuminò sull’Hud di Korchas, fratello Agricola aveva trovato quello che cercavano, una porta malmessa, arrugginita e vetusta, era l’unico accesso all’interno oltre la saracinesca blindata.
-Fratello Ulianof, sfonda, prepararsi a protocollo d’assalto 1 7 3-
Due colpi di requiem e un calcio bastarono per far saltare la porta, la luce entrando proiettò netti fasci nell’ambiente buio e polveroso.
-Libero!-
-Troviamo un passaggio per l’interno- le sagome dei confratelli si stagliavano rosse nel verde del visore notturno.
-Scale, angolo Est, passaggio libero-
-Salire- i dieci marine salirono le scale fermandosi ad un apertura sul lato destro della rampa.
-Ho contatti sull’auspex fratello sergente, più di dieci-
-Ok, al mio tre tutti dentro, pronti con i requiem…..uno….due….tre!-
L’Epurator si lancio oltre l’apertura accompagnandosi con il fuoco dei fucili.
-Contatti!, tre oltre la rampa di carico distanza 2 1! Altri contatti in copertura in tutto l’ambiente!-
-Sopprimere! Sopprimere!-
Erano capitati nella rimessa dietro la saracinesca blindata che avevano visto nel cortile, tonnellate di forniture dell’adeptus munitorum e alcuni veicoli ingombravano l’ambiente, senza finestre ne altre fonti di luce era completamente buio, solo i lampi delle armi da fuoco squarciavano le tenebre, mettendo in scena uno spettacolo di fuochi artificiali letali.
-Due bersagli soppressi, ho fuoco ostile proveniente dalla console di comando del paranco!- le sagome verde pallido si agitavano nel visore di Frausus, due fucilate scheggiarono il cemento alle sue spalle.
-Beta, prendi la tua squadra, passa dietro il materiale sulla destra, io taglierò attraverso il passaggio per veicoli e pulirò la parte opposta, via via!-
La squadra tattica si divise in due, Frausus con i suoi avanzò lungo i muraglioni formati dai materiali palletizati sul lato destro mentre Korchas attraverso il passaggio per portarsi dal lato opposto.
Re: 4 Compagnia degli ultramarine
Korchas vide tracce di movimento nel visore, il nemico stava abbandonando le sue attuali posizioni tentando di raggiungere il retro della rimessa , da dove una scala sprofondava nell sotterraneo dell’edificio.
-Epurator non diamogli tregua, Caricaaaa!-
Abbandonando il movimento tattico in copertura i due gruppi si scagliarono all’unisono verso i nemici più vicini , il fuoco dei requiem strappò altre quattro vite al nemico mentre si ritirava.
Preso dalla foga di seguire le sagome dei guerrieri del fuoco in ritirata, raggiunto per primo la scala, Rosiav ne saltò imprudentemente i primi tre gradini, solo per accorgersi che il quarto era completamente sbeccato, mancando il piede d’appoggio ruzzolò fino in fondo alla scala andando a sbattere contro lo spigolo di una cattedra.
-Fratello Rosiav! – Agricola fece le scale in un battibaleno aprendo il fuoco nell ufficio pieno di postazioni di lavoro, i proiettili blindati distrussero svariate pittolastre e mandarono in mille pezzi una quadro tattico in vetro che stava al centro della sala, in posizione di tiro indietreggiò lentamente verso il confratello a terra.
Con uno strano urlo un nemico comparve da dietro un macchina da stampa alla sua sinistra, il tempo di girarsi e di vedere il servitore disattivo al suo fianco e la canna di un fucile ad impulsi lo squadrò puntando in mezzo ai suoi occhi.
Neanche il tempo di indirizzare un preghiera all’Imperatore e al primarca pensò a malincuore Aglicola , morire così in un sotterraneo senza gloria, senza portare con se nessun nemico, senza il fremito della battaglia tutt’attorno,come al rallentatore la testa del guerriero del fuoco saltò in aria in uno spruzzo di sangue e materia celebrale.
-Bum, Xeno!- Korchas si fermò con la pistola ancora fumante a controllare lo stato di Rosiav, i suoi parametri vitali erano normali, probabilmente era solo svenuto per il colpo ricevuto, Agricola si girò verso di lui come per ringraziarlo, ma non fece in tempo.
Un lampo accecante squarciò l’ufficio, i tre marine vennero proiettati contro le pareti di cemento mentre un pioggia di schegge di legno invadeva l’aria come uno sciame di mosche, Korchas vide ancora qualche immagine confusa nel verde abbagliante, poi il buio.
-Fratello sergente!-
Il sapore dolciastro del sangue gli fece capire che qualcosa era andato storto.
-Fratello sergente!! Maledizione, Qui Frausus, necessito di assistenza medica nel sotterraneo, abbiamo 3 feriti-
Tentò di muovere il braccio destro ma non c’era verso, neanche le labbra sembravano rispondere per il meglio.
-Fratello sergente! Ehi!-
Due forti strattone lo scossero dal torpore, aprì gli occhi.
Vide Frausus che tentava di svegliarlo, l’ufficio completamente distrutto e arso dal calore dell’esplosione, migliaia di detriti e oggetti di ogni tipo erano sparsi su tutto il pavimento, la vernice blu che ricopriva la parete era sciolta in più punti.
-Mhhppf…che è successo Frausus?-
-E’ difficile da spiegare signore- mentre parlava Frausus tese una mano all’amico che si alzò dalla scomoda posizione in cui era precipitato a seguito dell’esplosione.
-Sinceramente è meglio che veda con i suoi occhi-
Ancora intontito Korchas si alzò, una sgradevole sensazione gli passò attraverso la mente.
-Frausus, abbiamo avuto perdite?-
-No, fortunatamente no Korchas, Rosiav e ancora intontito dalla botta alla testa, ma non ha nulla di grave, fratello Agricola ha una ferita all’avambraccio destro, scheggie e parecchie bruciature, fratello Valentium ci sta raggiungendo con il cappellano, gatto che ci siamo si occuperà anche di fratello Niemeg-
Attraversarono insieme l’arco decorato da un aquila imperiale in alluminio, semi-fusa dall’esplosione, che divideva l’ufficio da quello che sembrava un centro di comando, anzi, un ufficio per pezzi grossi a giudicare dalla boiserì in legno massello sparsa per il pavimento.
Assieme ai tanti oggetti bruciati o fusi dal calore si potevano distinguere nella confusione i pochi resti degli occupanti dell ufficio, pezzi di armatura fusi con brandelli di carne e larghe macchie di sangue e icore
Rosiav e fratello Caius stavano in piedi in fondo all’ufficio, requiem alla mano, come se piantonassero qualcosa, in fronte a loro stava una grossa porta blindata con l’icona degli arbitres, oltre la porta si distinguevano chiaramente diverse rastrelliere in acciaio zincato, probabilmente l’armeria della base.
Entrando notarono le due figure che stavano ai piedi dei marine, senza dubbio guerrieri del fuoco dell’omonima casta Tau a giudicare dall’armatura, ma appena lo sguardo di korchas volse al viso, un fremito di indignazione percorse la sua schiena.
Traditori.
Senza dire nulla Korchas inserì i pollici di entrambe le mani tra la gorgiera e l’elmetto cremisi, premendo a fondo sbloccò il fissaggio a tenuta, quindi se lo sfilò con il tipico movimento che ogni Astartes impara appena viene promosso da esploratore a confratello e riceve la sua armatura potenziata.
-Bene, che razza di feccia abbia qui fratello Rosiav?-
-Traditori, che hanno abbandonato il sentiero lucente dell’Imperatore per appoggiare una detestabile Xeno razza, mi fanno vomitare sergente-
La paura si lesse nei volti tumefatti dei due umani ai loro piedi, la presenza degli Astartes è un monito anche per il più fedele cittadino dell’ Imperium, per quei rinnegati , consapevoli dei loro misfatti verso il signore dell’umanità significava morte certa.
-Bhe? Non hanno niente da dire? cosa avete combinato per far saltare per aria tutto?-
-Hanno tentato di suicidarsi Korchas, sanno che non hanno molto da vivere- Rosiav condì il commento con un occhiata sdegnata verso i due.
-Cosa si prova a essere a un passo dalla morte traditore? Il cappellano Agilulf non penso che avrà la nostra stessa pietà per voi altri- l’enorme canna del requiem del marine si appoggiò con gentilezza alla tempia di uno dei due.
-Aspetta, aspetta un minuto, tu?- l’indice della mano di Korchas puntò il volto del uomo di destra.
-Da dove venite? Golfo di Damocle? Colonie di frontiera?-
-Rispondi feccia!- la mano guantata di Korchas si infranse di man rovescio sul viso dell’uomo.
-Vi….Vi prego…non uccideteci- l’uomo con il requiem puntato alla tempia si sforzò di parlare.
-Ah parlano adesso? Bene, se mi dai qualche informazione potrei farti raccomandare l’anima all’ Imperatore prima di morire, nella sua infinità bontà potrebbe accettare una redenzione dell’ultimo minuto, da quale pianeta venite?-
Il volto dell’uomo si fece sofferente, le ferite riportate nell’esplosione lo stavano lentamente dissanguando nonostante i bendaggi improvvisati da fratello Laude, non che avessero intenzione di salvare certi squallidi traditore, ma per interrogarli dovevano essere vivi.
-Ve…veniamo da qui-
-Qui?-
-D……da….Volsis IV-
-Da Afrius?-
- O…no…siamo entrambe di Attica-
-Di Attica? Non è possibile Attica non è stata occupata dal nemico, a meno che voi non vi siate recati nelle zone occupate apposta per arruolarvi, e questo fa aumentare ancora di più il mio disgusto per voi-
-No, si sbaglia, Volsis è un protettorato dell’impero…-
-So benissimo che questo pianeta è parte dell’ Imperium dell’uomo-
-Dell’impero Tau….da anni, dalla fine…..della guerra civile che ci ha quasi distrutto…su- un fiotto di sangue scuro colò dalla bocca sull pettorale dell’armatura.
-Su questo….continente non troverete nessun nemico da abbattere…Adeptus Astartes….se ne sono gatto andati…noi….stavamo tentando…di passare le vostre linee…tornare a casa-
-L’intera unità era composta da “ausiliari” umani?- una smorfia di disgusto sulle labbra di Korchas sottolineò la parola ausiliari.
-No, abbiamo eliminato gli…..ufficiali Tau….le guardie del porcile…non siamo altro per loro-
-Perché si sono ritirati davanti alle nostre forze? Come hanno previsto il nostro attacco?-
Una risata condita da colpi di tosse, e spruzzi sanguignei , rallegrò l’uomo.
-Lo sapevano….i piani…avevamo anche i pieni d’avanzata…sono anni…-
-Il bastardo sta crepando Korchas- commentò Rosiav squadrandolo.
-Voglio…voglio…raccomandare la mia anima marine….al divino Imperatore-
-Avrai tempo dopo, come facevate ad avere i piani? Come sapevate dell’avanzata? Rispondi!-
-Sanno tutto…hanno…traditori….vi colpiranno…è gatto tutto pronto- la frase si concluse con un gemito strozzato, il compagno del traditore, eludendo la guardia di Rosiav, aveva conficcato quindici centimetri di scheggia d’ebano tra le scapole dell ex-comilitone uccidendolo.
Fu un attimo, sorpreso dal gemito soffocato, Korchas ,non si era avveduto del secondo traditore che gatto gli stava balzando addosso armato con un altra lunga scheggia di forma piramidale.
Purtroppo per l’uomo , l’armatura dello space marine, era troppo robusta per l’arma impropria di cui disponeva, di fatti la punta si scheggiò contro la protezione addominale, con un movimento fulmineo le dita di Korchas si serrarono sulla gola dell’aggressore.
-Figlio di puttana, pensavi di fregarci?-
La risposta fu uno sputo misto a sangue che colpì il marine in piena faccia.
-L’ Imperatore non deve sopportare la tua vista un minuto di più, feccia-
Il traditore fu scagliato con forza sovra umana contro una delle rastrelliere metalliche, il rumore di ossa che si spezzavano contro il nudo acciaio no lasciarono dubbio sul suo destino.
-E’ andato Korchas, deve essersi rotto l’osso del collo-
-Epurator non diamogli tregua, Caricaaaa!-
Abbandonando il movimento tattico in copertura i due gruppi si scagliarono all’unisono verso i nemici più vicini , il fuoco dei requiem strappò altre quattro vite al nemico mentre si ritirava.
Preso dalla foga di seguire le sagome dei guerrieri del fuoco in ritirata, raggiunto per primo la scala, Rosiav ne saltò imprudentemente i primi tre gradini, solo per accorgersi che il quarto era completamente sbeccato, mancando il piede d’appoggio ruzzolò fino in fondo alla scala andando a sbattere contro lo spigolo di una cattedra.
-Fratello Rosiav! – Agricola fece le scale in un battibaleno aprendo il fuoco nell ufficio pieno di postazioni di lavoro, i proiettili blindati distrussero svariate pittolastre e mandarono in mille pezzi una quadro tattico in vetro che stava al centro della sala, in posizione di tiro indietreggiò lentamente verso il confratello a terra.
Con uno strano urlo un nemico comparve da dietro un macchina da stampa alla sua sinistra, il tempo di girarsi e di vedere il servitore disattivo al suo fianco e la canna di un fucile ad impulsi lo squadrò puntando in mezzo ai suoi occhi.
Neanche il tempo di indirizzare un preghiera all’Imperatore e al primarca pensò a malincuore Aglicola , morire così in un sotterraneo senza gloria, senza portare con se nessun nemico, senza il fremito della battaglia tutt’attorno,come al rallentatore la testa del guerriero del fuoco saltò in aria in uno spruzzo di sangue e materia celebrale.
-Bum, Xeno!- Korchas si fermò con la pistola ancora fumante a controllare lo stato di Rosiav, i suoi parametri vitali erano normali, probabilmente era solo svenuto per il colpo ricevuto, Agricola si girò verso di lui come per ringraziarlo, ma non fece in tempo.
Un lampo accecante squarciò l’ufficio, i tre marine vennero proiettati contro le pareti di cemento mentre un pioggia di schegge di legno invadeva l’aria come uno sciame di mosche, Korchas vide ancora qualche immagine confusa nel verde abbagliante, poi il buio.
-Fratello sergente!-
Il sapore dolciastro del sangue gli fece capire che qualcosa era andato storto.
-Fratello sergente!! Maledizione, Qui Frausus, necessito di assistenza medica nel sotterraneo, abbiamo 3 feriti-
Tentò di muovere il braccio destro ma non c’era verso, neanche le labbra sembravano rispondere per il meglio.
-Fratello sergente! Ehi!-
Due forti strattone lo scossero dal torpore, aprì gli occhi.
Vide Frausus che tentava di svegliarlo, l’ufficio completamente distrutto e arso dal calore dell’esplosione, migliaia di detriti e oggetti di ogni tipo erano sparsi su tutto il pavimento, la vernice blu che ricopriva la parete era sciolta in più punti.
-Mhhppf…che è successo Frausus?-
-E’ difficile da spiegare signore- mentre parlava Frausus tese una mano all’amico che si alzò dalla scomoda posizione in cui era precipitato a seguito dell’esplosione.
-Sinceramente è meglio che veda con i suoi occhi-
Ancora intontito Korchas si alzò, una sgradevole sensazione gli passò attraverso la mente.
-Frausus, abbiamo avuto perdite?-
-No, fortunatamente no Korchas, Rosiav e ancora intontito dalla botta alla testa, ma non ha nulla di grave, fratello Agricola ha una ferita all’avambraccio destro, scheggie e parecchie bruciature, fratello Valentium ci sta raggiungendo con il cappellano, gatto che ci siamo si occuperà anche di fratello Niemeg-
Attraversarono insieme l’arco decorato da un aquila imperiale in alluminio, semi-fusa dall’esplosione, che divideva l’ufficio da quello che sembrava un centro di comando, anzi, un ufficio per pezzi grossi a giudicare dalla boiserì in legno massello sparsa per il pavimento.
Assieme ai tanti oggetti bruciati o fusi dal calore si potevano distinguere nella confusione i pochi resti degli occupanti dell ufficio, pezzi di armatura fusi con brandelli di carne e larghe macchie di sangue e icore
Rosiav e fratello Caius stavano in piedi in fondo all’ufficio, requiem alla mano, come se piantonassero qualcosa, in fronte a loro stava una grossa porta blindata con l’icona degli arbitres, oltre la porta si distinguevano chiaramente diverse rastrelliere in acciaio zincato, probabilmente l’armeria della base.
Entrando notarono le due figure che stavano ai piedi dei marine, senza dubbio guerrieri del fuoco dell’omonima casta Tau a giudicare dall’armatura, ma appena lo sguardo di korchas volse al viso, un fremito di indignazione percorse la sua schiena.
Traditori.
Senza dire nulla Korchas inserì i pollici di entrambe le mani tra la gorgiera e l’elmetto cremisi, premendo a fondo sbloccò il fissaggio a tenuta, quindi se lo sfilò con il tipico movimento che ogni Astartes impara appena viene promosso da esploratore a confratello e riceve la sua armatura potenziata.
-Bene, che razza di feccia abbia qui fratello Rosiav?-
-Traditori, che hanno abbandonato il sentiero lucente dell’Imperatore per appoggiare una detestabile Xeno razza, mi fanno vomitare sergente-
La paura si lesse nei volti tumefatti dei due umani ai loro piedi, la presenza degli Astartes è un monito anche per il più fedele cittadino dell’ Imperium, per quei rinnegati , consapevoli dei loro misfatti verso il signore dell’umanità significava morte certa.
-Bhe? Non hanno niente da dire? cosa avete combinato per far saltare per aria tutto?-
-Hanno tentato di suicidarsi Korchas, sanno che non hanno molto da vivere- Rosiav condì il commento con un occhiata sdegnata verso i due.
-Cosa si prova a essere a un passo dalla morte traditore? Il cappellano Agilulf non penso che avrà la nostra stessa pietà per voi altri- l’enorme canna del requiem del marine si appoggiò con gentilezza alla tempia di uno dei due.
-Aspetta, aspetta un minuto, tu?- l’indice della mano di Korchas puntò il volto del uomo di destra.
-Da dove venite? Golfo di Damocle? Colonie di frontiera?-
-Rispondi feccia!- la mano guantata di Korchas si infranse di man rovescio sul viso dell’uomo.
-Vi….Vi prego…non uccideteci- l’uomo con il requiem puntato alla tempia si sforzò di parlare.
-Ah parlano adesso? Bene, se mi dai qualche informazione potrei farti raccomandare l’anima all’ Imperatore prima di morire, nella sua infinità bontà potrebbe accettare una redenzione dell’ultimo minuto, da quale pianeta venite?-
Il volto dell’uomo si fece sofferente, le ferite riportate nell’esplosione lo stavano lentamente dissanguando nonostante i bendaggi improvvisati da fratello Laude, non che avessero intenzione di salvare certi squallidi traditore, ma per interrogarli dovevano essere vivi.
-Ve…veniamo da qui-
-Qui?-
-D……da….Volsis IV-
-Da Afrius?-
- O…no…siamo entrambe di Attica-
-Di Attica? Non è possibile Attica non è stata occupata dal nemico, a meno che voi non vi siate recati nelle zone occupate apposta per arruolarvi, e questo fa aumentare ancora di più il mio disgusto per voi-
-No, si sbaglia, Volsis è un protettorato dell’impero…-
-So benissimo che questo pianeta è parte dell’ Imperium dell’uomo-
-Dell’impero Tau….da anni, dalla fine…..della guerra civile che ci ha quasi distrutto…su- un fiotto di sangue scuro colò dalla bocca sull pettorale dell’armatura.
-Su questo….continente non troverete nessun nemico da abbattere…Adeptus Astartes….se ne sono gatto andati…noi….stavamo tentando…di passare le vostre linee…tornare a casa-
-L’intera unità era composta da “ausiliari” umani?- una smorfia di disgusto sulle labbra di Korchas sottolineò la parola ausiliari.
-No, abbiamo eliminato gli…..ufficiali Tau….le guardie del porcile…non siamo altro per loro-
-Perché si sono ritirati davanti alle nostre forze? Come hanno previsto il nostro attacco?-
Una risata condita da colpi di tosse, e spruzzi sanguignei , rallegrò l’uomo.
-Lo sapevano….i piani…avevamo anche i pieni d’avanzata…sono anni…-
-Il bastardo sta crepando Korchas- commentò Rosiav squadrandolo.
-Voglio…voglio…raccomandare la mia anima marine….al divino Imperatore-
-Avrai tempo dopo, come facevate ad avere i piani? Come sapevate dell’avanzata? Rispondi!-
-Sanno tutto…hanno…traditori….vi colpiranno…è gatto tutto pronto- la frase si concluse con un gemito strozzato, il compagno del traditore, eludendo la guardia di Rosiav, aveva conficcato quindici centimetri di scheggia d’ebano tra le scapole dell ex-comilitone uccidendolo.
Fu un attimo, sorpreso dal gemito soffocato, Korchas ,non si era avveduto del secondo traditore che gatto gli stava balzando addosso armato con un altra lunga scheggia di forma piramidale.
Purtroppo per l’uomo , l’armatura dello space marine, era troppo robusta per l’arma impropria di cui disponeva, di fatti la punta si scheggiò contro la protezione addominale, con un movimento fulmineo le dita di Korchas si serrarono sulla gola dell’aggressore.
-Figlio di puttana, pensavi di fregarci?-
La risposta fu uno sputo misto a sangue che colpì il marine in piena faccia.
-L’ Imperatore non deve sopportare la tua vista un minuto di più, feccia-
Il traditore fu scagliato con forza sovra umana contro una delle rastrelliere metalliche, il rumore di ossa che si spezzavano contro il nudo acciaio no lasciarono dubbio sul suo destino.
-E’ andato Korchas, deve essersi rotto l’osso del collo-
Re: 4 Compagnia degli ultramarine
CAPITOLO 10
Fuori Port Arthur.
Il cielo plumbeo incorniciava lo skyline della città portuale, era un alba d’acciaio quella che stava sorgendo oltre la coltre di nuvole color mercurio, il mare agitato sullo sfondo spumeggiava spinto dalle brezze che portavano ripetutamente la neve sul continente, il freddo non accenava a diminuire e un'altra tempesta si annunciava tramite i cumoli oscuri al limite del campo visivo.
-Cosa ti ricorda?-
-Cosa? Cosa mi ricoda?-
-Quest’alba-
-Mi ricorda quanto il signore supremo di noi tutti , l’Imperatore-D, vegli sempre sui suoi figli e ci conceda ogni singolo giorno che viviamo nei suoi domini, signore-
-Volgin, non è che ogni volta che parli con il commissario devi lanciarti in disquisizioni teologiche o ripetere come un pappagallo i motti dell’impero, rimani comunque il coglione che sei-
-Grazie, signor commissario, comunque ,se posso permettermi , commissario, quest’alba non mi ricorda proprio nulla, anzi si, a dire il vero mi ricorda quanti pianeti migliori di Armageddon ci sono nell’Imperium- Volgin sottolineò il commento con un sorriso malinconico.
-Sei veramente un essere inutile, ma forse l’Imperatore, che il suo nome sia benedetto, veglia anche su di te- Hoth aggiustò la focalizzazione dei magnoculari, mentre tentava di scorgere qualche segno di vità nella città di fronte a lui si accorse che la sua mente viaggiava indietro nel tempo, si abbandonò a quei pensieri, a lui quell’alba ricordava qualcosa….
-Via Via! Per l’Imperatore leviamoci di qui- una granata esplose vicino, troppo vicino, dall’orecchio destro ora poteva udire solo un sibilo acuto e persistente.
-Dobbiamo portarci oltre le posizione dell’ ottavo- un'altra granata disintegrò il vecchio chiosco dei giornali in una pioggia di scintille, ora tra il rombo dei grossi calibri si poteva gatto udire il lamento delle mitragliatrici.
-Correre, abbandonare le postazioni- la sua corsa si fermò all’improvviso.
-Soldato, che c***o stai facendo, correre! Non qui correre c***o- il soldato rannicchiato contro il parapetto della trincea tremava, ad ogni esplosione un sussulto gli distorceva l’espressione facciale.
-Maledetto bastardo- con uno sforzo sovraumano riuscì a tiare fuori dal suo loculo il soldato, con un calcio nel didietro lo spinse a correre.
Scheggie di luce attrassero la sua attenzione.
Traccianti.
Arrivano, fu il suo unico pensiero.
-Abbandonare , abbandonare! Arrivano, fuori dai coglioni di lì, Via!- un esplosione scosse il terreno, cadde a terra graffiandosi completamente la faccia, nel rialzarsi vide i due soldati a cui si stava rivolgendo maciullati nell’atto di abbandonare la postazione del loro autocannon, pezzi di carne e spruzzi di sangue decoravano la scena.
-Per l’Imperatore, le posizione sono troppo esposte, abbandonare abbandonare!- intorno a lui l’intero plotone correva nel tentativo di raggiungere la salvezza, le postazioni fortificate della seconda linea.
-Commissario!- il sergente Gostok, lo raggiunse continuando a correre, la pioggia di proiettili si faceva sempre più vicina, così come l’urlo della bestia, ancora centocinquanta metri.
-Perché ripieghiamo?-
-La posizione è indifendibile sergente, sarebbe un massacro inutile. È tatticamente errato resistere qui!-
-Non so come il com…- uno spruzzo di sangue intrise il bavero del pastrano nero mentre il sergente si accasciò su di lui, un proiettile era entrato dalla nuca e uscito dall’oculare destro della maschera antigas di Gostok, dai bordi in gomma ora colava il sangue.
-Merda- spinse il cadavere sul fondo del camminamento e continuò a correre, un soldato senza entrambe le gambe rantolava poco oltre il parapetto, non c’era tempo, non c’era tempo neanche per somministrare la pietà imperiale ai Suoi servi caduti.
Cento metri.
Le prime bestie apparvero tra le macerie, le urla inumane facevano tremare le pareti, la sete di sangue inarrestabile faceva tremare le vene.
-No, no, non è questo il modo di fermarli!- prese per la spalla il soldato che stava sparando al nemico trascinandolo verso di se, il camminamento era sempre più affollato mentre i soldati saltavano all’interno abbandonando le loro posizioni, generando una confusione mortale.
Il terreno di fronte a lui eruttò come un vulcano esplosivo , lo spostamento d’aria lo schiacciò contro il predellino di una postazione di fuoco, i graffi sulla faccia presero a bruciargli come se ci si fosse posato del sale.
Il berretto.
Aveva perso il suo magnifico berretto da commisario, gli occhi incastonati in quella che ormai era una maschera di sangue cercavano disperatamente il berretto, lo trovarono, in un lago di sangue e membra maciullate, li dove poco prima c’erano almeno una dozzina di commilitoni ora sembrava un mattatoio per il bestiame, un conato di vomito gli strinse l’esofago.
Riprese la sua corsa scivolando sulle membra viscide, il vomito si faceva sempre più insistente.
Cinquanta metri.
Le urla delle bestie si facevano sempre più assordanti, mise mano alla pistola requiem.
-Caricano! Caricano! dietro i parapetti svelti!!!!-
Un soldato sbattè contro di lui lanciando a terra.
-Commissario è il comando!!! Chiedono di lei!-
-Soldato non ora, lascia perdere il vox, scappa!! Scappa!-
-WAAAAAAAAAAAAAAAGHHHHHHHH!!-
Un essere si slanciò nel camminamento, la barbarica lama che brandiva si piantò nella schiena di una guardia dietro di loro, gli occhi porcini iniettati di sangue per un attimo li squadrarono, di slanciò partì alla carica a testa bassa.
Due colpi secchi della pistola requiem portarono via la parte alta del cranio alla bestia, le cervella si sparsero sul fondo del passaggio, mentre il cadavere impattava rumorosamente al suolo.
-Andiamocene!- abbracciò l’operatore vox nel tentativo di sospingerlo verso la salvezza, l’operazione sembrò essergli riuscita prima che il rumore li investisse.
L’assordante mitragliatore imbracciato da un orko aveva butterato il corpo dell’operatore con decine di proiettili, il braccio destro era rimasto in mano al commissario, reciso di netto dalla scarica.
-Bastardi, aberrazioni! Non siete degni di vivere!- scaricò tutta la pistola contro i nemici, uccidendone un paio, ora erano ovunque, parecchi soldati si stavano battendo all’arma bianca contro i giganti verdi, ma non ci sarebbe stata nessuna speranza per loro.
Con la spada a catena iniziò ad aprirsi la strada verso la salvezza, venti metri, sbudellò un orko con un fendente al ventre, ad un altro asportò l’avambraccio armato prima che potesse colpirlo, usando la pesante pistola requiem come arma, sfondò il cranio ad un caccola che gli stava morsicando il polpaccio, ormai aveva i vestiti zuppi di sangue alieno e umano allo stesso tempo.
Cosa cambia pensò, il sangue ha sempre lo stesso lezzo e lo stesso colore, ci stiamo massacrando con questi alieni, ma in fondo facciamo lo stesso identico lavoro, spegniamo la vita, la strappiamo dai corpi dei nemici in nome di una causa, noi a nostro modo e loro alla loro maniera, ma il risultato non cambia, spargiamo il sangue.
Un flash illuminò la sua mente, il padre morto nella guardia imperiale, la solitudine , la schola progenium su Ophelia, gli anni di studio, l’addestramento, la fede, l’Imperatore-D, la volontà di salvare l’umanità e il Suo sacrificio, l’Umanità ; e lui? stava scappando, il commissario Hoth stava scappando, come qualsiasi uomo con una sana paura della morte.
Codardia.
Codardia.
Codardia.
Giudicato insufficiente sulla linea del fuoco.
Giudicato.
Giudicato.
-Orki sono i meglio Omi! Morire zubito è vostra unica speranza! Ahahahahhah!” l’energumeno verde dotato di quello che sembrava una specie di maglio potenziato stava smembrando il dott. Rosental con gusto,il pensiero si spense e, trattenendosi dal vomitare, trovò il coraggio di alzare la voce sopra il frastuono della battaglia.
-Orkooooo! Che l’Imperatore-D mi sia testimone! Tu morirai qui ed ora! O io da lui sarò giudicato morendo a mia volta!-
Come uno spettro nero , spada catena in pugno, uscì dal camminamento lanciandosi verso il gigante, il primo fendete di chela lo mancò per un soffio, contrattacando spinse a fondo la spada con la punta, uno sciame di scintille si generò dal contatto tra i denti e la cintura corazzata che l’orko portava in vita.
-Muori piccolo zguig!-
La chela calò con una forza da maglio idraulico, qualche tonnellata supportata dal campo disruptore dell maglio,un colpo fatale anche per le forze d’assalto d’elite dell’ Imperiumm, i marine dell’Imperatore, non ora pensò.
Con un colpo di reni riuscì a scartare il colpo un nano secondo prima che gli riducesse la testa ad un ammasso sanguinolento, l’arto meccanico disintegrò un masso di roccia-cemento sul terreno, ora il bestio aveva la guardia abbassata.
Uccidilo.
Impugnando saldamente la spada menò un fendente di taglio puntando alla possente spalla che sorreggeva la chela, i denti penetrarono facilmente la carne della bestia, spappolando ossa e muscoli con una facilità impressionante, l’orko urlò dal dolore mentre osservava il suo sangue zampillare incontrollato dalla ferita, ma lui non sentiva più nulla, era concentrato nel far scendere la lama più a fondo possibile, ancora più a fondo.
A contatto con quella che doveva essere la gabbia toracica la lama grippò sull’osso incastrandosi nel corpo del nemico, con un ultima spinta all’impugnatura fece cadere i duecento chili di massa verde a terra, la bestia stava ancora rantolando dal dolore ma non era ancora morta.
-L’Imperatore ha deciso Xeno, e da ora userò tutta la mia vita per redimermi ai suoi occhi- disse avvicinandosi al muso insanguinato dell’orko, con calma estrasse il coltello da guerra in dotazione al reggimento.
-Perché la mia razza sopraviva tra le stelle, la tua deve perire, ora muori- il coltello si piantò a fondo nella gola dell’essere, il respiro affannoso si tramutò in un gorgoglio per alcuni secondi poi si spense.
Si alzò mentre la battaglia infuriava intorno a lui, raccolse una spada a catena insozzata di sangue alieno dal braccio di un sergente che ancora la stringeva, girandosi verso le posizioni dell’ottavo iniziò ad urlare.
-Uomini dell’ Imperium! Sono il commissario Hoth! Ed ora, in nome dell’Umanità tutta combattete! Per l’Imperatore-D! Combattete!!!-
Altre dodici ora di sanguinosi combattimenti seguirono prima del calare della notte.
++++TEMPESTORA++++
Primo giorno dell’offensiva orkesca.
Al sorgere dell’alba d’acciaio di quell maledetto giorno, sotto un cielo plumbeo e invernale, le bestie arrivarono dall mare tempestoso ,senza preavviso.
Sbarcarono sull litorale dando il via al massacro, i validi difensori del formicaio si opposero con ogni uomo e con la forze concesse loro dal divino signore del genere umano, purtroppo gli sforzi non servirono a nulla quell giorno, gli alieni trasformarono Tempestora in un mattatoio gonfio di sangue umano, consegnando alla storia una dei più bui giorni del Imperium.
Ma a dimostrare come l’Imperatore vegli su di noi tutti, anche quell giorno, le tenebre più oscure furono squarciate dalla luce della fede, è impossibile non citare il commissario Hoth quando si parla della caduta di Tempestora, è impossibile non menzionare l’unico , il singolo , comandante che, in quell giorno oscuro, armato e accompagnato dalla Sua luce guidò le benedette forze dell’Imperium al contrattacco, dando prova all’ignorante nemico che mai, l’umanità si sarebbe arresa e che mai, la galassia sarebbe diventata loro.
Fuori Port Arthur.
Il cielo plumbeo incorniciava lo skyline della città portuale, era un alba d’acciaio quella che stava sorgendo oltre la coltre di nuvole color mercurio, il mare agitato sullo sfondo spumeggiava spinto dalle brezze che portavano ripetutamente la neve sul continente, il freddo non accenava a diminuire e un'altra tempesta si annunciava tramite i cumoli oscuri al limite del campo visivo.
-Cosa ti ricorda?-
-Cosa? Cosa mi ricoda?-
-Quest’alba-
-Mi ricorda quanto il signore supremo di noi tutti , l’Imperatore-D, vegli sempre sui suoi figli e ci conceda ogni singolo giorno che viviamo nei suoi domini, signore-
-Volgin, non è che ogni volta che parli con il commissario devi lanciarti in disquisizioni teologiche o ripetere come un pappagallo i motti dell’impero, rimani comunque il coglione che sei-
-Grazie, signor commissario, comunque ,se posso permettermi , commissario, quest’alba non mi ricorda proprio nulla, anzi si, a dire il vero mi ricorda quanti pianeti migliori di Armageddon ci sono nell’Imperium- Volgin sottolineò il commento con un sorriso malinconico.
-Sei veramente un essere inutile, ma forse l’Imperatore, che il suo nome sia benedetto, veglia anche su di te- Hoth aggiustò la focalizzazione dei magnoculari, mentre tentava di scorgere qualche segno di vità nella città di fronte a lui si accorse che la sua mente viaggiava indietro nel tempo, si abbandonò a quei pensieri, a lui quell’alba ricordava qualcosa….
-Via Via! Per l’Imperatore leviamoci di qui- una granata esplose vicino, troppo vicino, dall’orecchio destro ora poteva udire solo un sibilo acuto e persistente.
-Dobbiamo portarci oltre le posizione dell’ ottavo- un'altra granata disintegrò il vecchio chiosco dei giornali in una pioggia di scintille, ora tra il rombo dei grossi calibri si poteva gatto udire il lamento delle mitragliatrici.
-Correre, abbandonare le postazioni- la sua corsa si fermò all’improvviso.
-Soldato, che c***o stai facendo, correre! Non qui correre c***o- il soldato rannicchiato contro il parapetto della trincea tremava, ad ogni esplosione un sussulto gli distorceva l’espressione facciale.
-Maledetto bastardo- con uno sforzo sovraumano riuscì a tiare fuori dal suo loculo il soldato, con un calcio nel didietro lo spinse a correre.
Scheggie di luce attrassero la sua attenzione.
Traccianti.
Arrivano, fu il suo unico pensiero.
-Abbandonare , abbandonare! Arrivano, fuori dai coglioni di lì, Via!- un esplosione scosse il terreno, cadde a terra graffiandosi completamente la faccia, nel rialzarsi vide i due soldati a cui si stava rivolgendo maciullati nell’atto di abbandonare la postazione del loro autocannon, pezzi di carne e spruzzi di sangue decoravano la scena.
-Per l’Imperatore, le posizione sono troppo esposte, abbandonare abbandonare!- intorno a lui l’intero plotone correva nel tentativo di raggiungere la salvezza, le postazioni fortificate della seconda linea.
-Commissario!- il sergente Gostok, lo raggiunse continuando a correre, la pioggia di proiettili si faceva sempre più vicina, così come l’urlo della bestia, ancora centocinquanta metri.
-Perché ripieghiamo?-
-La posizione è indifendibile sergente, sarebbe un massacro inutile. È tatticamente errato resistere qui!-
-Non so come il com…- uno spruzzo di sangue intrise il bavero del pastrano nero mentre il sergente si accasciò su di lui, un proiettile era entrato dalla nuca e uscito dall’oculare destro della maschera antigas di Gostok, dai bordi in gomma ora colava il sangue.
-Merda- spinse il cadavere sul fondo del camminamento e continuò a correre, un soldato senza entrambe le gambe rantolava poco oltre il parapetto, non c’era tempo, non c’era tempo neanche per somministrare la pietà imperiale ai Suoi servi caduti.
Cento metri.
Le prime bestie apparvero tra le macerie, le urla inumane facevano tremare le pareti, la sete di sangue inarrestabile faceva tremare le vene.
-No, no, non è questo il modo di fermarli!- prese per la spalla il soldato che stava sparando al nemico trascinandolo verso di se, il camminamento era sempre più affollato mentre i soldati saltavano all’interno abbandonando le loro posizioni, generando una confusione mortale.
Il terreno di fronte a lui eruttò come un vulcano esplosivo , lo spostamento d’aria lo schiacciò contro il predellino di una postazione di fuoco, i graffi sulla faccia presero a bruciargli come se ci si fosse posato del sale.
Il berretto.
Aveva perso il suo magnifico berretto da commisario, gli occhi incastonati in quella che ormai era una maschera di sangue cercavano disperatamente il berretto, lo trovarono, in un lago di sangue e membra maciullate, li dove poco prima c’erano almeno una dozzina di commilitoni ora sembrava un mattatoio per il bestiame, un conato di vomito gli strinse l’esofago.
Riprese la sua corsa scivolando sulle membra viscide, il vomito si faceva sempre più insistente.
Cinquanta metri.
Le urla delle bestie si facevano sempre più assordanti, mise mano alla pistola requiem.
-Caricano! Caricano! dietro i parapetti svelti!!!!-
Un soldato sbattè contro di lui lanciando a terra.
-Commissario è il comando!!! Chiedono di lei!-
-Soldato non ora, lascia perdere il vox, scappa!! Scappa!-
-WAAAAAAAAAAAAAAAGHHHHHHHH!!-
Un essere si slanciò nel camminamento, la barbarica lama che brandiva si piantò nella schiena di una guardia dietro di loro, gli occhi porcini iniettati di sangue per un attimo li squadrarono, di slanciò partì alla carica a testa bassa.
Due colpi secchi della pistola requiem portarono via la parte alta del cranio alla bestia, le cervella si sparsero sul fondo del passaggio, mentre il cadavere impattava rumorosamente al suolo.
-Andiamocene!- abbracciò l’operatore vox nel tentativo di sospingerlo verso la salvezza, l’operazione sembrò essergli riuscita prima che il rumore li investisse.
L’assordante mitragliatore imbracciato da un orko aveva butterato il corpo dell’operatore con decine di proiettili, il braccio destro era rimasto in mano al commissario, reciso di netto dalla scarica.
-Bastardi, aberrazioni! Non siete degni di vivere!- scaricò tutta la pistola contro i nemici, uccidendone un paio, ora erano ovunque, parecchi soldati si stavano battendo all’arma bianca contro i giganti verdi, ma non ci sarebbe stata nessuna speranza per loro.
Con la spada a catena iniziò ad aprirsi la strada verso la salvezza, venti metri, sbudellò un orko con un fendente al ventre, ad un altro asportò l’avambraccio armato prima che potesse colpirlo, usando la pesante pistola requiem come arma, sfondò il cranio ad un caccola che gli stava morsicando il polpaccio, ormai aveva i vestiti zuppi di sangue alieno e umano allo stesso tempo.
Cosa cambia pensò, il sangue ha sempre lo stesso lezzo e lo stesso colore, ci stiamo massacrando con questi alieni, ma in fondo facciamo lo stesso identico lavoro, spegniamo la vita, la strappiamo dai corpi dei nemici in nome di una causa, noi a nostro modo e loro alla loro maniera, ma il risultato non cambia, spargiamo il sangue.
Un flash illuminò la sua mente, il padre morto nella guardia imperiale, la solitudine , la schola progenium su Ophelia, gli anni di studio, l’addestramento, la fede, l’Imperatore-D, la volontà di salvare l’umanità e il Suo sacrificio, l’Umanità ; e lui? stava scappando, il commissario Hoth stava scappando, come qualsiasi uomo con una sana paura della morte.
Codardia.
Codardia.
Codardia.
Giudicato insufficiente sulla linea del fuoco.
Giudicato.
Giudicato.
-Orki sono i meglio Omi! Morire zubito è vostra unica speranza! Ahahahahhah!” l’energumeno verde dotato di quello che sembrava una specie di maglio potenziato stava smembrando il dott. Rosental con gusto,il pensiero si spense e, trattenendosi dal vomitare, trovò il coraggio di alzare la voce sopra il frastuono della battaglia.
-Orkooooo! Che l’Imperatore-D mi sia testimone! Tu morirai qui ed ora! O io da lui sarò giudicato morendo a mia volta!-
Come uno spettro nero , spada catena in pugno, uscì dal camminamento lanciandosi verso il gigante, il primo fendete di chela lo mancò per un soffio, contrattacando spinse a fondo la spada con la punta, uno sciame di scintille si generò dal contatto tra i denti e la cintura corazzata che l’orko portava in vita.
-Muori piccolo zguig!-
La chela calò con una forza da maglio idraulico, qualche tonnellata supportata dal campo disruptore dell maglio,un colpo fatale anche per le forze d’assalto d’elite dell’ Imperiumm, i marine dell’Imperatore, non ora pensò.
Con un colpo di reni riuscì a scartare il colpo un nano secondo prima che gli riducesse la testa ad un ammasso sanguinolento, l’arto meccanico disintegrò un masso di roccia-cemento sul terreno, ora il bestio aveva la guardia abbassata.
Uccidilo.
Impugnando saldamente la spada menò un fendente di taglio puntando alla possente spalla che sorreggeva la chela, i denti penetrarono facilmente la carne della bestia, spappolando ossa e muscoli con una facilità impressionante, l’orko urlò dal dolore mentre osservava il suo sangue zampillare incontrollato dalla ferita, ma lui non sentiva più nulla, era concentrato nel far scendere la lama più a fondo possibile, ancora più a fondo.
A contatto con quella che doveva essere la gabbia toracica la lama grippò sull’osso incastrandosi nel corpo del nemico, con un ultima spinta all’impugnatura fece cadere i duecento chili di massa verde a terra, la bestia stava ancora rantolando dal dolore ma non era ancora morta.
-L’Imperatore ha deciso Xeno, e da ora userò tutta la mia vita per redimermi ai suoi occhi- disse avvicinandosi al muso insanguinato dell’orko, con calma estrasse il coltello da guerra in dotazione al reggimento.
-Perché la mia razza sopraviva tra le stelle, la tua deve perire, ora muori- il coltello si piantò a fondo nella gola dell’essere, il respiro affannoso si tramutò in un gorgoglio per alcuni secondi poi si spense.
Si alzò mentre la battaglia infuriava intorno a lui, raccolse una spada a catena insozzata di sangue alieno dal braccio di un sergente che ancora la stringeva, girandosi verso le posizioni dell’ottavo iniziò ad urlare.
-Uomini dell’ Imperium! Sono il commissario Hoth! Ed ora, in nome dell’Umanità tutta combattete! Per l’Imperatore-D! Combattete!!!-
Altre dodici ora di sanguinosi combattimenti seguirono prima del calare della notte.
++++TEMPESTORA++++
Primo giorno dell’offensiva orkesca.
Al sorgere dell’alba d’acciaio di quell maledetto giorno, sotto un cielo plumbeo e invernale, le bestie arrivarono dall mare tempestoso ,senza preavviso.
Sbarcarono sull litorale dando il via al massacro, i validi difensori del formicaio si opposero con ogni uomo e con la forze concesse loro dal divino signore del genere umano, purtroppo gli sforzi non servirono a nulla quell giorno, gli alieni trasformarono Tempestora in un mattatoio gonfio di sangue umano, consegnando alla storia una dei più bui giorni del Imperium.
Ma a dimostrare come l’Imperatore vegli su di noi tutti, anche quell giorno, le tenebre più oscure furono squarciate dalla luce della fede, è impossibile non citare il commissario Hoth quando si parla della caduta di Tempestora, è impossibile non menzionare l’unico , il singolo , comandante che, in quell giorno oscuro, armato e accompagnato dalla Sua luce guidò le benedette forze dell’Imperium al contrattacco, dando prova all’ignorante nemico che mai, l’umanità si sarebbe arresa e che mai, la galassia sarebbe diventata loro.
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