Ascensione
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Ascensione
Il corpo dell'ultramarine venne scosso sa fremiti incontrolabili. Lo stregone aveva operato molto bene ed era riuscito a mantenere la propria vittima abbastanza lucida da poter essere interrogata.
Anick-mar sorrise tra se e se, mentre lo stregone infilava aghi e piccoli bisturi nel carapace nero e negli organi esposti dell'ultramarine. Erano trascorsi secoli dall'ultima volta che una cavia aveva resistito cosi' a lungo sotto i ferri di Ktulmir. Forse non avrebbe retto ancora molto, ma d'altronde ad Anick-mar non importava. Questo era solo un diversivo per ammazzare il tempo durante il viaggio verso il loro obbiettivo: Lercon IV. Una volta arrivati avrebbe scatenato la potenza della Legione Nera contro i deboli imperiali, e avrebbe riscosso la propria ricompensa per aver portato a termine la missione. Il Distruttore ne sarebbe stato contento. Ripensando a come avevano catturato il Marine, rise gustandosi appieno i ricordi di morte e disperazione che avevano portato alla sesta compagnia degli Ultramarine trovati sulla rotta per l'Occhio del Terrore. Gli imperiali credevano davvero che quello fosse l'unico varco per tornare a vessare l'Imperium?! Stolti!!!!
Mentre pensava a come condurre la campagna su Lercon IV una voce proveniente dal comunicatore lo interruppe:
-Siamo ai limiti del sistema di Lercon Mio Lord-
-Perfetto!! Usciamo dalla navigazione Warp e attivate il sistema di occultamento-
-Sara' fatto Mio Lord-
"Ottimo" penso' Anick-mar, "potremo avvicinarci senza essere avvistati al pianeta, cosi' attaccheremo di sorpresa ed annienteremo il nemico"
Ridendo si avvio' lungo il contorto corridoio della corazzata e si mise in contatto con i propri veterani ordinandogli di prepararsi per la battaglia.
Anick-mar sorrise tra se e se, mentre lo stregone infilava aghi e piccoli bisturi nel carapace nero e negli organi esposti dell'ultramarine. Erano trascorsi secoli dall'ultima volta che una cavia aveva resistito cosi' a lungo sotto i ferri di Ktulmir. Forse non avrebbe retto ancora molto, ma d'altronde ad Anick-mar non importava. Questo era solo un diversivo per ammazzare il tempo durante il viaggio verso il loro obbiettivo: Lercon IV. Una volta arrivati avrebbe scatenato la potenza della Legione Nera contro i deboli imperiali, e avrebbe riscosso la propria ricompensa per aver portato a termine la missione. Il Distruttore ne sarebbe stato contento. Ripensando a come avevano catturato il Marine, rise gustandosi appieno i ricordi di morte e disperazione che avevano portato alla sesta compagnia degli Ultramarine trovati sulla rotta per l'Occhio del Terrore. Gli imperiali credevano davvero che quello fosse l'unico varco per tornare a vessare l'Imperium?! Stolti!!!!
Mentre pensava a come condurre la campagna su Lercon IV una voce proveniente dal comunicatore lo interruppe:
-Siamo ai limiti del sistema di Lercon Mio Lord-
-Perfetto!! Usciamo dalla navigazione Warp e attivate il sistema di occultamento-
-Sara' fatto Mio Lord-
"Ottimo" penso' Anick-mar, "potremo avvicinarci senza essere avvistati al pianeta, cosi' attaccheremo di sorpresa ed annienteremo il nemico"
Ridendo si avvio' lungo il contorto corridoio della corazzata e si mise in contatto con i propri veterani ordinandogli di prepararsi per la battaglia.
Re: Ascensione
Buio. Luce e dolore. Buio. Urla che sembravano distanti ma che in relta' erano sue. Il sergente Sigmund degli Ultramarine era allo stremo. Era sotto i ferri da talmente tanto che gli sembrava di essere sempre stato legato a quel tavolo con le mani del proprio aguzzino immerse nel proprio ventre e la sua risata costantemente nelle orecchie.
Il comandante nemico gli aveva formulato delle domande e , nonostante ci avesse messo tutta la propria forza di volonta', alla fine gli aveva detto cio' che volevano sapere. Non sapeva bene come, ma il dannato stregone gli aveva strappato le parole di bocca, utilizzando una sorta di stregoneria abominevole che aveva annientato la volonta' del marine.
Alzando gli occhi riusci' ad incontrare lo sguardo del suo torturatore. Quelli erano occhi di qualcosa che non era piu' umano, dilatati a dismisura, neri come la notte ma soprattutto folli. Lo stregone alternava lo sguardo tra il proprio lavoro ed il viso del marine sorridendogli in maniera quasi affabile. Sembrava godere della sua sofferenza e ,nonostante Sigmund gli avesse dato le informazioni che volevano, non lo avrebbe liberato.Guardandosi attorno l'Ultramarine noto' delle figure appese ai muri della stanza dai quali partivano cavi e tubi che poi finivano nel corpo di Sigismund tramsettendogli fluidi dai colori sgargianti. Ridendo a crepapelle, lo stregone fisso' negli occhi Sigmund e, mostrando una doppia fila di denti aguzzi, disse:
- Bene imperiale... spero che ti sia ripreso dalle ferite della battaglia.... ce l' ho messa tutta a rimetterti assieme... ahahahahaha-
Sigismund, guardando verso la parte bassa del proprio corpo, urlo'.
Il comandante nemico gli aveva formulato delle domande e , nonostante ci avesse messo tutta la propria forza di volonta', alla fine gli aveva detto cio' che volevano sapere. Non sapeva bene come, ma il dannato stregone gli aveva strappato le parole di bocca, utilizzando una sorta di stregoneria abominevole che aveva annientato la volonta' del marine.
Alzando gli occhi riusci' ad incontrare lo sguardo del suo torturatore. Quelli erano occhi di qualcosa che non era piu' umano, dilatati a dismisura, neri come la notte ma soprattutto folli. Lo stregone alternava lo sguardo tra il proprio lavoro ed il viso del marine sorridendogli in maniera quasi affabile. Sembrava godere della sua sofferenza e ,nonostante Sigmund gli avesse dato le informazioni che volevano, non lo avrebbe liberato.Guardandosi attorno l'Ultramarine noto' delle figure appese ai muri della stanza dai quali partivano cavi e tubi che poi finivano nel corpo di Sigismund tramsettendogli fluidi dai colori sgargianti. Ridendo a crepapelle, lo stregone fisso' negli occhi Sigmund e, mostrando una doppia fila di denti aguzzi, disse:
- Bene imperiale... spero che ti sia ripreso dalle ferite della battaglia.... ce l' ho messa tutta a rimetterti assieme... ahahahahaha-
Sigismund, guardando verso la parte bassa del proprio corpo, urlo'.
Re: Ascensione
Nero come la più buia delle notti, la sagoma si alzò dal proprio scranno intagliato nelle ossa dei propri nemici emettendo sbuffi di vapore dall'armatura terminator vecchia di 10mila anni. Con occhio esperto capì subito che le pitto-immagini che gli erano state trasmesse dagli psionici al suo servizio erano vere, e che Anick-mar si era diretto proprio verso il suo obbiettivo. Non poteva permettergli di arrivare prima di lui al tanto agognato tesoro che quel pianeta insignificante ospitava nelle proprie profondità. Se non fosse riuscito a fermarlo la sua posizione di prestigo agli occhi del Distruttore sarebbe stata in pericolo. Doveva arrivare prima di lui!!! Ma prima di tutto avrebbe dato nuove disposizioni al suo agente sulla " Spaccamondi", l'ammiraglia di Anick-mar, in modo tale da rallentare la sua avanzata.
Ktulmir era molto stanco. Modificare la fisionomia di un Astartes non era facile quanto con gli altri comuni esseri umani, e quel Sigmund era stato modificato oltre ogni dire, ma il risultato dei propri sforzi era soddisfacente. Il tecnovirus estratto direttamente dal corpo di un Obliteratore aveva trasformato il corpo del Marine in qualcosa che andava al di là della comprensione umana. Distorcendo la sua forma fisica, sperava anche di renderlo più facilmente manipolabile anche psicologicamente. Ora avrebbe dovuto indottrinarlo per bene, rendendolo un vero adoratore degli dei oscuri, capace di alcune delle più spregevoli azioni senza il benché minimo risentimento. Dopo il trattamento sarebbe diventato il guerriero perfetto. Spietato ed assolutamente asservito al padrone. Anick-mar ne sarebbe stato contento. Forse gli avrebbe anche ridato ciò che più agognava, ciò per il quale si era sottomesso a lui. Una olta rientrato in possesso del proprio vero potere avrebbe ucciso con le proprie mani quel bastardo di Anick-mar, ma solo dopo secoli di torture. Si sarebbe diventato lui il padrone.
Ktulmir era molto stanco. Modificare la fisionomia di un Astartes non era facile quanto con gli altri comuni esseri umani, e quel Sigmund era stato modificato oltre ogni dire, ma il risultato dei propri sforzi era soddisfacente. Il tecnovirus estratto direttamente dal corpo di un Obliteratore aveva trasformato il corpo del Marine in qualcosa che andava al di là della comprensione umana. Distorcendo la sua forma fisica, sperava anche di renderlo più facilmente manipolabile anche psicologicamente. Ora avrebbe dovuto indottrinarlo per bene, rendendolo un vero adoratore degli dei oscuri, capace di alcune delle più spregevoli azioni senza il benché minimo risentimento. Dopo il trattamento sarebbe diventato il guerriero perfetto. Spietato ed assolutamente asservito al padrone. Anick-mar ne sarebbe stato contento. Forse gli avrebbe anche ridato ciò che più agognava, ciò per il quale si era sottomesso a lui. Una olta rientrato in possesso del proprio vero potere avrebbe ucciso con le proprie mani quel bastardo di Anick-mar, ma solo dopo secoli di torture. Si sarebbe diventato lui il padrone.
Re: Ascensione
Il raccolto era stato abbondante quell'anno. Rothmir era contento. Si stava dirigendo con Claus, il cugino, al mercato di Lercon Magna, la capitale, per vendere parte delle proprie merci e cercare di raccogliere abbastanza denaro per riparare il vecchio trattore guasto che avrebbe dovuto utilizzare durante la successiva semina. La campagna attorno a lui sembrava quasi un sogno: alberi carichi di frutti maturi ondeggiavano alla leggera brezza che spirava dal lago poco distante, uccelli variopinti spiccavano il volo dalle parti più interne del bosco lanciando i gridi tipici di quelle specie, mentre il canto degli insetti faceva da sottofondo allo scalpitare della coppia di buoi che trainava il carro. Raggiungendo il sentiero che si inoltrava nel bosco, Rothmir si voltò a guardare il cugino che siedeva nel vano posteriore del carro e gli lanciò un sorriso, vedendolo sdraiato a crogiolarsi al sole. Sapeva che una volta arrivati in città avrebbe fatto di tutto per abbordare qualche bella ragazza, e voleva essere abbronzato per l'occasione. Come risposta, Claus, si alzò e si mise a sedere davanti e disse:
- Dai... vai dietro a riposare... è gatto un paio di ore che guidi, non voglio fare la figura dello scansafatiche!!-
- Va bene Claus...-
Fu tutto ciò che riuscì a dire. Un lampo, un tuono e la testa di Claus esplose inondando Rothmir di cervella e sangue.
Urlando si gettò all'indietro evitando per pura fortuna il secondo proiettili, diretto verso di lui. I buoi, impazziti per il terrore, si lanciarono attraverso il sentiero facendo sballottare il carro che , senza controllo, rischiò di andare a sbattere numerose volte, prima che alcuni colpi di arma abbattessero i buoi, facendolo fermare definitivamente.
Con la paura che lo attanagliava, Rothmir, scese con un salto dal carro e si mise a correre. Come un ossesso si diresse verso la capitale che distava ancora qualche chilometro, sperando di seminare gli aggressori passando per il folto del bosco. Guardandosi indietro non scorse nulla, ma sapeva che era inseguito e non poteva darsi tregua. Per fortuna sapeva correre veloce e conosceva bene quella zona, con un po' di fortuna avrebbe seminato quegli assassini. Aveva percorso circa 300 metri, quando vide una figura gigantesca spuntare di fronte a lui. Quell'individuo superava di molto i 2 metri ed indossava un'armatura nera come la notte, con spallacci bordati d'oro su quali spiccava un simbolo a forma di occhio, e brandiva un enorme arma da fuoco che terminava con il volto di un demone con la bocca aperta che puntava verso di lui. L'arma emise un boato sordo e Rothmir venne dilaniato da una raffica breve e precisa sparata a bruciapelo. Tutto ciò che restava di lui era una macchia sanguinolenta cosparsa di frammenti di ossa sparsa a terra.
-Bene Fratello, continuate a proteggere le capsule d'atterraggio. Per ora non siamo ancora stati avvistati, e qundo cominceranno a farsi domande su tutte queste persone scomparse, caleremo loro addosso come delle furie, distruggendo tutto- disse Faneotr, il luogotenente di Anick-mar. Il piano stava procedendo bene ed il padrone ne sarebbe stato contento.
- Dai... vai dietro a riposare... è gatto un paio di ore che guidi, non voglio fare la figura dello scansafatiche!!-
- Va bene Claus...-
Fu tutto ciò che riuscì a dire. Un lampo, un tuono e la testa di Claus esplose inondando Rothmir di cervella e sangue.
Urlando si gettò all'indietro evitando per pura fortuna il secondo proiettili, diretto verso di lui. I buoi, impazziti per il terrore, si lanciarono attraverso il sentiero facendo sballottare il carro che , senza controllo, rischiò di andare a sbattere numerose volte, prima che alcuni colpi di arma abbattessero i buoi, facendolo fermare definitivamente.
Con la paura che lo attanagliava, Rothmir, scese con un salto dal carro e si mise a correre. Come un ossesso si diresse verso la capitale che distava ancora qualche chilometro, sperando di seminare gli aggressori passando per il folto del bosco. Guardandosi indietro non scorse nulla, ma sapeva che era inseguito e non poteva darsi tregua. Per fortuna sapeva correre veloce e conosceva bene quella zona, con un po' di fortuna avrebbe seminato quegli assassini. Aveva percorso circa 300 metri, quando vide una figura gigantesca spuntare di fronte a lui. Quell'individuo superava di molto i 2 metri ed indossava un'armatura nera come la notte, con spallacci bordati d'oro su quali spiccava un simbolo a forma di occhio, e brandiva un enorme arma da fuoco che terminava con il volto di un demone con la bocca aperta che puntava verso di lui. L'arma emise un boato sordo e Rothmir venne dilaniato da una raffica breve e precisa sparata a bruciapelo. Tutto ciò che restava di lui era una macchia sanguinolenta cosparsa di frammenti di ossa sparsa a terra.
-Bene Fratello, continuate a proteggere le capsule d'atterraggio. Per ora non siamo ancora stati avvistati, e qundo cominceranno a farsi domande su tutte queste persone scomparse, caleremo loro addosso come delle furie, distruggendo tutto- disse Faneotr, il luogotenente di Anick-mar. Il piano stava procedendo bene ed il padrone ne sarebbe stato contento.
Re: Ascensione
ottima iniziativa
sapevo che avevamo degli ottimis crittori nel'associazione
spero che qualcuno ti segua
sapevo che avevamo degli ottimis crittori nel'associazione
spero che qualcuno ti segua
Re: Ascensione
Era un sogno. Terrificante, ma un sogno. Vedeva il proprio aguzzino, colui che lo aveva ridotto in quello stato, sorridergli e indicare qualcosa dietro di lui. Voltandosi, Sigmund vide 3 uomini incatenati al muro. Erano nudi e dal loro corpo scorreva copioso il sangue dovuto adecine di piccole ferite. Sigmund, osservandoli, ebbe l'impressione di conoscerli, ma era solo il sangue che gli interessava. Vedendo defluire dai loro corpi il liquido scarlatto, crebbe in lui una fame che non aveva mai sentito prima, fame di carne. Tento' di resistere alla tentazione di affondare la faccia nella carne dei malcapitati, di dilaniare e mangiare le loro budella, ma non ci riusci' e fece il primo passo in avanti verso le prede.
Rendendosi conto che stava per compiere un gesto efferato cerco' di portare alla mente tutto cio' che gli era stato insegnato durante l'addestramento per diventare Marine, il giuramento di fedelta' all'Imperatore e ai sacri propositi di difendere l'Umanita' ed il Suo regno. Tutto fu vano e, con un ruggito, si fiondo' sui prigionieri inermi immergendosi nel loro sangue ancora caldo, ingoiando interi pezzi di carne cruda e bevendo avidamente i fluidi vitali che fuorioscivano dai3.
ktulmir osservo' la scena compiaciuto. Era in assoluto il migliore risultato che aveva ottenuto dal corpo degli Astartes catturati. La maggior parte di essi era morta tra atroci sofferenze, mentre il loro corpo mutava in maniera incontrollata, trasformandoli in aberrazioni senza cervello che attaccavano tutto cio' che si parava loro di fronte, diventando praticamente inutili. Questo, invece, si avvicinava molto a cio' che si era prefisso, e avrebbe aspettato prima di gettarlo. Forse sarebbe stato la sua migliore creazione.
Le urla delle vittime, ad uncerto punto, si fermarono e, con soddisfazione, si volto' ed usci' dalla stanza. Sigmund, intanto, piangeva disperato, mentre qualcosa dentro di lui gli impediva di portare a termine il banchetto.
Rendendosi conto che stava per compiere un gesto efferato cerco' di portare alla mente tutto cio' che gli era stato insegnato durante l'addestramento per diventare Marine, il giuramento di fedelta' all'Imperatore e ai sacri propositi di difendere l'Umanita' ed il Suo regno. Tutto fu vano e, con un ruggito, si fiondo' sui prigionieri inermi immergendosi nel loro sangue ancora caldo, ingoiando interi pezzi di carne cruda e bevendo avidamente i fluidi vitali che fuorioscivano dai3.
ktulmir osservo' la scena compiaciuto. Era in assoluto il migliore risultato che aveva ottenuto dal corpo degli Astartes catturati. La maggior parte di essi era morta tra atroci sofferenze, mentre il loro corpo mutava in maniera incontrollata, trasformandoli in aberrazioni senza cervello che attaccavano tutto cio' che si parava loro di fronte, diventando praticamente inutili. Questo, invece, si avvicinava molto a cio' che si era prefisso, e avrebbe aspettato prima di gettarlo. Forse sarebbe stato la sua migliore creazione.
Le urla delle vittime, ad uncerto punto, si fermarono e, con soddisfazione, si volto' ed usci' dalla stanza. Sigmund, intanto, piangeva disperato, mentre qualcosa dentro di lui gli impediva di portare a termine il banchetto.
Re: Ascensione
Le prime squadre erano state mandate sulla superficie del pianeta. Avevano preso posizione attorno alla capitale senza essere scoperte e stavano lentamente eliminando tutti gli ostacoli all'invasione.
Ora toccava ad Anick-mar sbarcare sul pianeta e prendere parte all'attacco. Il suo arrivo sarebbe stato il segnale per far partire l'offensiva. Tramite il comunicatore avvertì la propria guardia del corpo e ordinò ai marine rimasti sulle navi di prepararsi per un,attacco orbitale. Dopodichè contattò Faneotr e impartì gli ultimi ordini: avrebbero dovuto attaccare di notte per far tacere le poche difese antiaerea che presidiavano la zona.
Dopo gli ultimi preparativi si diresse con calma verso la stanza di contenimento per risvegliare Chelior, la propria arma.
avvicinandosi alla stanza, Anick-mar, cominciò a percepire le ondate di odio infinito che la lama emanava, nonostante la parete di metallo spessa quasi mezzo metro. Nonostante fosse abituato alla sensazione di odio e sete di sangue che costantemente gli venivano trasmesse dal demone, ebbe quasi un conato di vomito appena aprì la porta pressurizzata e l'odore di putrefazione lo investì come un'ondata. Osservando l'interno della sala, notò che le vittime erano state quasi tutte prosciugate dallo spirito dell'arma. Appese a testa in giù, pendevano dal soffitto in modo tale da far colare tutto il loro sangue attraverso lo squarcio che avevano sul collo, facendo immettere il fluido vitale in una vasca nella quale era immersa la lama. La vasca, fatta in ottone e ricoperta di rune di contenimento, era circondata da fasce di rinforzo per evitare danni durante il nutrimento del demone. Aspettando che l'arma demoniaca smettesse di cibarsi con il sangue e i corpi lasciati a marcire nella vasca, ordinò a due schiavi di portare altre vittime per il demone. Poco dopo, gli schiavi tornarono trascinando un uomo in catene, visibilmente provato e dall'aria assente, che camminava ciondolando, e, senza tanti complimenti, lo gettarono nel calderone. All'inizio, il demone parve non accorgersi della nuova vittima, ma poco dopo tentacoli che terminavano in orifizi zannuti, spuntarono dalla lama e dall'elsa della spada, dirigendosi lentamente verso l'umano.In pochissimo i tentacoli attaccarono l'uomo addentandolo e strappando brani interi di carne e ingoiandoli come farebbe un serpente con la propria preda. Urla folli di dolore invasero la stanza e schizzi di sangue eruttarono dalla vasca, schizzando anche Anick-mar, che sorrise pregustando il potere che la lama gli avrebbe donato. Finalmente, dopo decenni, avrebbe ancora una volta portato morte e disperazione nell'imperium sterminando le sue genti.
Ora toccava ad Anick-mar sbarcare sul pianeta e prendere parte all'attacco. Il suo arrivo sarebbe stato il segnale per far partire l'offensiva. Tramite il comunicatore avvertì la propria guardia del corpo e ordinò ai marine rimasti sulle navi di prepararsi per un,attacco orbitale. Dopodichè contattò Faneotr e impartì gli ultimi ordini: avrebbero dovuto attaccare di notte per far tacere le poche difese antiaerea che presidiavano la zona.
Dopo gli ultimi preparativi si diresse con calma verso la stanza di contenimento per risvegliare Chelior, la propria arma.
avvicinandosi alla stanza, Anick-mar, cominciò a percepire le ondate di odio infinito che la lama emanava, nonostante la parete di metallo spessa quasi mezzo metro. Nonostante fosse abituato alla sensazione di odio e sete di sangue che costantemente gli venivano trasmesse dal demone, ebbe quasi un conato di vomito appena aprì la porta pressurizzata e l'odore di putrefazione lo investì come un'ondata. Osservando l'interno della sala, notò che le vittime erano state quasi tutte prosciugate dallo spirito dell'arma. Appese a testa in giù, pendevano dal soffitto in modo tale da far colare tutto il loro sangue attraverso lo squarcio che avevano sul collo, facendo immettere il fluido vitale in una vasca nella quale era immersa la lama. La vasca, fatta in ottone e ricoperta di rune di contenimento, era circondata da fasce di rinforzo per evitare danni durante il nutrimento del demone. Aspettando che l'arma demoniaca smettesse di cibarsi con il sangue e i corpi lasciati a marcire nella vasca, ordinò a due schiavi di portare altre vittime per il demone. Poco dopo, gli schiavi tornarono trascinando un uomo in catene, visibilmente provato e dall'aria assente, che camminava ciondolando, e, senza tanti complimenti, lo gettarono nel calderone. All'inizio, il demone parve non accorgersi della nuova vittima, ma poco dopo tentacoli che terminavano in orifizi zannuti, spuntarono dalla lama e dall'elsa della spada, dirigendosi lentamente verso l'umano.In pochissimo i tentacoli attaccarono l'uomo addentandolo e strappando brani interi di carne e ingoiandoli come farebbe un serpente con la propria preda. Urla folli di dolore invasero la stanza e schizzi di sangue eruttarono dalla vasca, schizzando anche Anick-mar, che sorrise pregustando il potere che la lama gli avrebbe donato. Finalmente, dopo decenni, avrebbe ancora una volta portato morte e disperazione nell'imperium sterminando le sue genti.
Re: Ascensione
Era notte. Una notte profonda e bella come se ne vedevano poche durante quella stagione. La guardia Dracmore se ne stava tranquillo ad osservare l'orizzonte dalle mura cittadine, passando il turno di guardia tra ricordi di tempi andati e speranze ormai abbandonate di avventure tra le stelle e conquiste impossibili. Era una guardia imperiale da ormai 12 anni, ma non era mai entrato in azione, dato che non se n'era mai andato da quel pianeta. Si era arruolato nella guardia sperando di combattere come il suo prestigioso avo aveva gatto fatto nella Grande Guerra, ma era rimasto deluso quando gli fu riferito che avrebbe dovuto difendere il pianeta in qualità di Forza di Difesa Planetaria. Da allora aveva sperato di poter diventare un eroe riuscendo a scacciare chissà quale nemico dalle porte della città, con un proiettile ben piazzato in fronte al generale nemico, oppure dopo un furibondo corpo a corpo contro terminato con la propria lama conficcata nel cuore del suo avversario. Ben presto, però, rimase deluso dalla totale assenza di nemici interessati a quel maledetto pianeta!!! D'altronde chi avrebbe mai avuto interesse ad invadere Lercon? Era solo uno dei milioni tra i pianeti sotto il dominio dell'Imperatore, senza un'importanza particolare come invece altri mondi, quali Armageddon o Cadia.
Sbuffando, Dracmore si voltò dando le spalle all'esterno della città, per osservare quell'incubo di strade e sporcizia che era Lercon Magna. Mai distrazione fu più fatale. Non appena si volse, un'enorme mano scattò dalle ombre delle merlature afferrando Dracmore e tappandogli la bocca per evitare eventuali urla. Con uno scatto ed un rumore di ossa frantumate, le speranze di gloria della Guardia finirono tragicamente.
Nascondendo il cadavere della sentinella all'ombra di una torretta difensiva, Faneotr diede segnale tramite il comunicatore agli altri guerrieri di penetrare nelle difese di quella sezione di mura e poi disperdersi cercando di eliminare il maggior numero di difensori, prima dell'attacco principale. Osservando con occhio esperto la torretta e la disposizione delle altre sentinelle, giunse alla conclusione che avrebbe potuto prendere quella città anche solo con la sua squadra. Le guardie nemiche erano totalmente inaffidabili: anni di inattività li avevano resi pigri e distratti, mentre le armi sulle torrette non avevano subito revisioni da chissà quanto tempo. Sarebbe stato un gioco da ragazzi. Con un ghigno malefico, che avrebbe fatto gelare il sangue anche al più temprato dei veterani, scattò in avanti verso la prossima delle sue prede.
Sbuffando, Dracmore si voltò dando le spalle all'esterno della città, per osservare quell'incubo di strade e sporcizia che era Lercon Magna. Mai distrazione fu più fatale. Non appena si volse, un'enorme mano scattò dalle ombre delle merlature afferrando Dracmore e tappandogli la bocca per evitare eventuali urla. Con uno scatto ed un rumore di ossa frantumate, le speranze di gloria della Guardia finirono tragicamente.
Nascondendo il cadavere della sentinella all'ombra di una torretta difensiva, Faneotr diede segnale tramite il comunicatore agli altri guerrieri di penetrare nelle difese di quella sezione di mura e poi disperdersi cercando di eliminare il maggior numero di difensori, prima dell'attacco principale. Osservando con occhio esperto la torretta e la disposizione delle altre sentinelle, giunse alla conclusione che avrebbe potuto prendere quella città anche solo con la sua squadra. Le guardie nemiche erano totalmente inaffidabili: anni di inattività li avevano resi pigri e distratti, mentre le armi sulle torrette non avevano subito revisioni da chissà quanto tempo. Sarebbe stato un gioco da ragazzi. Con un ghigno malefico, che avrebbe fatto gelare il sangue anche al più temprato dei veterani, scattò in avanti verso la prossima delle sue prede.
Re: Ascensione
Il primo fendente colpì la guardia all'altezza del collo, tranciando di netto la testa e riversando sull'armatura di Anick-mar un fiotto di sangue. Pulendosi gli occhi con il dorso della mano, riuscì ad evitare l'affondo di una baionetta avversaria diretta al suo sterno. Anick-mar sollevò la lama demoniaca e la calò con forza sull'avversario, mandandone in frantumi la clavicola e penetrando a fondo nel suo corpo. Con una violenta torsione estrasse la spada.Con un rumore disgustoso la spada risucchiò il sangue che si era posato su di essa. Anick-mar si sentiva galvanizzato dal potere che l'arma infondeva in lui: si sentiva più veloce e potente, nulla potevano i suoi miseri avversari!
Dopo aver eliminato tutti i suoi nemici si guardò attorno per contemplare il massacro che i suoi legionari stavano compiendo. Mucchi di cadaveri si stavano ammassando ai piedi di Faneotr, che stava falciando guardie imperiali con l'ascia a catena, mentre la sua squadra lo seguiva. Il sangue caldo scorreva sull'armatura di Anick-mar e l'adrenalina circolava nelle sue vene mentre la frenesia della battaglia si impadroniva un'altra volta di lui, spingendolo a gettarsi nella mischia mulinando fendenti e tranciando arti e teste. Anic-mar sapeva che molte di queste sue pulsioni erano date dall'arma demoniaca che stringeva in pugno, ma decise di abbandonarsi a lei ed immergersi nel suo odio infinito. La sete di sangue che emanava era talmente potente da poter essere vista; infatti dall'arma provenivano strane urla ed un fetore di morte che risultava asfissiante nel raggio di alcuni metri. Ogni volta che la lama colpiva, urlava come in preda al piacere, staccando interi brani di carne dalle proprie vittime e inghiottendoli attraverso i piccoli tentacoli che fuoriuscivano dalla spada, e ad ogni morto la sua potenza aumentava, così come la sua sete di sangue. Anick-mar cominciava a capire cosa provavano i Berserker. Ignorando la sensazione che la lama emanava, Anick-mar continuò il massacro.
Eliminò un altro nemico con un tiro preciso del proprio Requiem. Si abbassò e, rialzandosi, centrò un un'altra vittima in pieno petto, annichilendo tutto ciò che si trovava al di sopra del bacino e schizzando di sangue la guardia che si trovava poco dietro la prima vittima. Vedendo il Marine avvicinarsi, la povera guardia cercò di mettersi al riparo dietro un muro e sparò con il fucile laser. Il raggio color rubino raggiunse il caotico beccandolo al braccio destro, senza però ottenere effetto. In preda al panico il soldato tentò, invano, di sparare un altro colpo mancando del tutto il bersaglio. Il marine, per tutta risposta, balzò in avanti riuscendo a raggiungere la guardia terrorizzata e, con un manrovescio, fece esplodere il cranio del malcapitato mandando cervella e umori di ogni genere ad imbrattare il muro crivellato dai colpi. Trovandosi per il momento da solo, il Marine accese il comunicatore e si mise in contatto con il suo vero padrone.
- Signore, stiamo combattendo all'interno della città. Anick-mar è finalmente arrivato sulla superficie del pianeta e si sta aprendo la strada verso l'obiettivo. Attendo vostri ordini.-
Poco dopo giunse la risposta.
- Ottimo. Seguilo ed al momento opportuno uccidilo. Poi impossessati dell'artefatto e allontanati dal pianeta. Ti recupereremo appena possibile-
- Si, mio Signore-
Dopo aver eliminato tutti i suoi nemici si guardò attorno per contemplare il massacro che i suoi legionari stavano compiendo. Mucchi di cadaveri si stavano ammassando ai piedi di Faneotr, che stava falciando guardie imperiali con l'ascia a catena, mentre la sua squadra lo seguiva. Il sangue caldo scorreva sull'armatura di Anick-mar e l'adrenalina circolava nelle sue vene mentre la frenesia della battaglia si impadroniva un'altra volta di lui, spingendolo a gettarsi nella mischia mulinando fendenti e tranciando arti e teste. Anic-mar sapeva che molte di queste sue pulsioni erano date dall'arma demoniaca che stringeva in pugno, ma decise di abbandonarsi a lei ed immergersi nel suo odio infinito. La sete di sangue che emanava era talmente potente da poter essere vista; infatti dall'arma provenivano strane urla ed un fetore di morte che risultava asfissiante nel raggio di alcuni metri. Ogni volta che la lama colpiva, urlava come in preda al piacere, staccando interi brani di carne dalle proprie vittime e inghiottendoli attraverso i piccoli tentacoli che fuoriuscivano dalla spada, e ad ogni morto la sua potenza aumentava, così come la sua sete di sangue. Anick-mar cominciava a capire cosa provavano i Berserker. Ignorando la sensazione che la lama emanava, Anick-mar continuò il massacro.
Eliminò un altro nemico con un tiro preciso del proprio Requiem. Si abbassò e, rialzandosi, centrò un un'altra vittima in pieno petto, annichilendo tutto ciò che si trovava al di sopra del bacino e schizzando di sangue la guardia che si trovava poco dietro la prima vittima. Vedendo il Marine avvicinarsi, la povera guardia cercò di mettersi al riparo dietro un muro e sparò con il fucile laser. Il raggio color rubino raggiunse il caotico beccandolo al braccio destro, senza però ottenere effetto. In preda al panico il soldato tentò, invano, di sparare un altro colpo mancando del tutto il bersaglio. Il marine, per tutta risposta, balzò in avanti riuscendo a raggiungere la guardia terrorizzata e, con un manrovescio, fece esplodere il cranio del malcapitato mandando cervella e umori di ogni genere ad imbrattare il muro crivellato dai colpi. Trovandosi per il momento da solo, il Marine accese il comunicatore e si mise in contatto con il suo vero padrone.
- Signore, stiamo combattendo all'interno della città. Anick-mar è finalmente arrivato sulla superficie del pianeta e si sta aprendo la strada verso l'obiettivo. Attendo vostri ordini.-
Poco dopo giunse la risposta.
- Ottimo. Seguilo ed al momento opportuno uccidilo. Poi impossessati dell'artefatto e allontanati dal pianeta. Ti recupereremo appena possibile-
- Si, mio Signore-
Re: Ascensione
L'obbiettivo non era lontano. Faneotr aveva segnalato la presenza del tempio a circa 2 km dalla loro posizione, e finora avevano incontrato scarsa resistenza. Le povere Guardie Imperiali che si erano fatte sotto, erano state macellate dall'assalto furioso condotto da Anick-mar e dai suoi prescelti. Ora che i nemici si erano dileguati di fronte a questo sfoggio di potenza e inaudita violenza, il condottiero poteva guardarsi attorno per ammirare l'efficienza con la quale i suoi Marine stavano terminando le ultime sacche di resistenza. Oramai la città era sotto il loro controllo, e appropriarsi del tesoro sarebbe stato un gioco da ragazzi.
Il tenente Thersus stava fuggendo con ciò che rimaneva della sua squadra, quando il soldato Tequor esplose dilaniato da un proiettile requiem sparato con estrema precisione.
- A terra!!!-
Subito i soldati si buttarono dietro alcuni ripari di fortuna mentre un'altra raffica di proiettili esigeva un pesante tributo dalla sua squadra.
- Rapporto immediatamente!!-
- Siamo rimasti in 8 signore. Abbiamo ancora il lanciamissili ma ci sono rimasti solo 3 razzi. Il soldato Liutgrod sta cercando di sistemare il fucile plasma. Non siamo ancora in grado di dire se funzionerà o meno.-
- Ok. Adesso dobbiamo cercare di raggiungere il tempio ed attestarci al suo interno, mentre gli astropati mandano un messaggio di aiuto alle forze Imperiali. Al mio 3 alzatevi e fornite fuoco di copertura. Leitmer e Dipran, con me. Sparate a volontà. 1.... 2.... via!!!!via!!!-
Alzandosi velocemente, Thersus e gli altri si diressero verso l'ingresso di una piccola palazzina a circa 20 metri da loro, in modo tale da dare supporto all'avanzata del resto della squadra. Il tenente si sporse piano da una finestra e cercò con lo sguardo un via di fuga. Notando che a poca distanza da loro si trovava un piccolo magazzino che avrebbe potuto fare al caso loro, data la vicinanza con il tempio, si mise in contatto con i membri della squadra e diede le direttive, cercando al tempo stesso di distrarre il loro aggressore che , intanto aveva ucciso anche il soldato Nimion.
- Spara a me lurido bastardo!!!- urlò facendo fuoco in direzione del nemico con il selettore di fuoco sull'automatico. Sapeva che l'armatura degli Space Marine era a prova di laser, ma sperava comunque di poter causare abbastanza danni da impedirgli di sterminare i suoi soldati. Nel frattempo Leitmer venne centrato da un colpo che trapassò il muro di fronte a lui e spappolò in maniera orribile il corpo del povero soldato, che cadde urlando. Thersus accorse subito sperando di poterlo salvare, ma quando vide lo stato delle sue ferite, decise che un colpo in testa sarebbe stato molto più pietoso da parte sua. Leimer stava urlando disperato, mentre con l'unica mano rimasta cercava di strisciare verso il muro, lasciando una scia di sangue dal moncherino che una volta era stata la sua gamba sinistra. Osservandolo, Thersus venne colto da conati di vomito, quando vide che le costole del ragazzo erano esposte, come d'altronde molte della ossa della parte sinistra del corpo. Con le lacrime agli occhi e una preghiera sulle labbra, Thersus puntò il fucile laser alla testa e premette il grilletto, mettendo fine alle agonie del giovane. Dopo di che si gettò a capofitto verso il magazzino, promettendo a se stasso e all'Imperatore, che avrebbe fatto cessare questi orrori e avrebbe vendicato i suoi soldati.
Il tenente Thersus stava fuggendo con ciò che rimaneva della sua squadra, quando il soldato Tequor esplose dilaniato da un proiettile requiem sparato con estrema precisione.
- A terra!!!-
Subito i soldati si buttarono dietro alcuni ripari di fortuna mentre un'altra raffica di proiettili esigeva un pesante tributo dalla sua squadra.
- Rapporto immediatamente!!-
- Siamo rimasti in 8 signore. Abbiamo ancora il lanciamissili ma ci sono rimasti solo 3 razzi. Il soldato Liutgrod sta cercando di sistemare il fucile plasma. Non siamo ancora in grado di dire se funzionerà o meno.-
- Ok. Adesso dobbiamo cercare di raggiungere il tempio ed attestarci al suo interno, mentre gli astropati mandano un messaggio di aiuto alle forze Imperiali. Al mio 3 alzatevi e fornite fuoco di copertura. Leitmer e Dipran, con me. Sparate a volontà. 1.... 2.... via!!!!via!!!-
Alzandosi velocemente, Thersus e gli altri si diressero verso l'ingresso di una piccola palazzina a circa 20 metri da loro, in modo tale da dare supporto all'avanzata del resto della squadra. Il tenente si sporse piano da una finestra e cercò con lo sguardo un via di fuga. Notando che a poca distanza da loro si trovava un piccolo magazzino che avrebbe potuto fare al caso loro, data la vicinanza con il tempio, si mise in contatto con i membri della squadra e diede le direttive, cercando al tempo stesso di distrarre il loro aggressore che , intanto aveva ucciso anche il soldato Nimion.
- Spara a me lurido bastardo!!!- urlò facendo fuoco in direzione del nemico con il selettore di fuoco sull'automatico. Sapeva che l'armatura degli Space Marine era a prova di laser, ma sperava comunque di poter causare abbastanza danni da impedirgli di sterminare i suoi soldati. Nel frattempo Leitmer venne centrato da un colpo che trapassò il muro di fronte a lui e spappolò in maniera orribile il corpo del povero soldato, che cadde urlando. Thersus accorse subito sperando di poterlo salvare, ma quando vide lo stato delle sue ferite, decise che un colpo in testa sarebbe stato molto più pietoso da parte sua. Leimer stava urlando disperato, mentre con l'unica mano rimasta cercava di strisciare verso il muro, lasciando una scia di sangue dal moncherino che una volta era stata la sua gamba sinistra. Osservandolo, Thersus venne colto da conati di vomito, quando vide che le costole del ragazzo erano esposte, come d'altronde molte della ossa della parte sinistra del corpo. Con le lacrime agli occhi e una preghiera sulle labbra, Thersus puntò il fucile laser alla testa e premette il grilletto, mettendo fine alle agonie del giovane. Dopo di che si gettò a capofitto verso il magazzino, promettendo a se stasso e all'Imperatore, che avrebbe fatto cessare questi orrori e avrebbe vendicato i suoi soldati.
Re: Ascensione
Le pareti si muovevano in modo inconvulso, mentre l'ululato del vento e dei post-bruciatori permeava l'interno della capsula. Sigmund, o ciò che una volta lo era, si mosse verso il lato della gabbia, dondolando al pensiero che ancora una volta si sarebbe nutrito. Dentro di sé sentiva come una voce che gli intimava di non ubbidire allo stregone, di cercare la morte piuttosto che buttarsi a capofitto nel massacro che si stava compiendo nella capitale. Sapeva che quella voce era la sua, ma c'era una presenza nella sua testa ben più forte, che lo incitava a compiere gesta orribili. Non avrebbe resistito ad un'altra scena di spargimenti di sangue senza perdere il controllo. gatto in quel momento, Sigmund, sentiva la fame che cresceva in lui. Preso dalla smania di bere sangue, sbatté contro le sbarre d'acciaio che lo rinciudevano all'interno della capsula, piegandone 2 grazie alla sua mole ingigantita. I resti del suo ultimo pasto, un servitore di Ktulmir, giacevano ancora mezzi divorati in un angolo, e Sigmund dovette cedere alla fame, addentando con ingordigia le carni fredde della vittima. Allungando un tentacolo alla volta, ghermì il torso dalle costole esposte e se lo portò alle fauci. Immediatamente 3 file di denti cominciarono a dilaniare e masticare ossa, cartilagini e carne indistintamente, mentre con un'altra coppia di zampe strappava intere sezioni del corpo per poi portarle ad altri orifizi dai quali poteva nutrirsi. Dentro di sé, il pensiero di aver visto soffrire il suo "pasto" mentre lo azzannava direttamente alla gola, lo fece sorridere nonostante una parte del suo animo avrebbe trovato disgustoso tutto ciò, una volta.
Anick-mar si diresse all'entrata di un palazzo che dava direttamente sulla piazza più grande della città. I suoi sensi intensificati gli permettevano di notare particolari che un 'umano normale non avrebbe potuto vedere, tranne che con un magnoculo. Faneotr, che si era finalmente ricongiunto con il proprio condottiero, gli si avvicinò e, dopo un inchino disse:
- Mio Lord, abbiamo scacciato i difensori verso l'interno della città. Come avete ordinato non abbiamo fatto prigionieri, tranne alcuni ufficiali che abbiamo trovato mentre fuggivano. Questi Imperiali sono talmente codardi da aver dato ordine di coprire la loro ritirata con tutti i mezzi disponibili, pur di mettersi in salvo. -
- Hai perfettamente ragione Faneotr. Portali a me. Voglio interrogarli.-
- Come ordini Mio Lord.- concluse il Luogotenente, che salutò con un'ennesimo inchino e, voltandosi, uscì dalla stanza per andare a prendere i prigionieri.
Poco dopo fu di ritorno insieme ad altri 2 marine i quali trascinavano 5 uomini in catene. Nonostante fossero stati malmenati e torturati in maniera brutale, le loro divise mostravano ancora alcuni gradi che li identificavano come ufficiali. Uno dei marine lifece inginocchiare strattonando la pesante catena, mentre Faneotr prese tra la gigantesche mani il viso di un prigioniero, costringendolo a guardare verso Anick-mar.
- Alza lo sguardo, cane!! Osserva il tuo nuovo padrone e considerati onorato di potergli parlare direttamente. Forse, se sarai rispettoso, potrai vivere ancora un giorno nella sua ombra. Oppure ti daremo in pasto ai demoni, e la tua anima marcirà per sempre tra le risate dei nostri Grandi Dei!!-
Sempre osservando il tempio, Anick-mar sollevò la mano per fermare le parole del proprio braccio destro e si rivolse direttamente ai prigionieri:
- Signori, mi è stato detto che stavate scappando di fronte alla nostra avanzata, e che avete mandato al macello i vostri uomini per avere salva la vita. Sappiate che vi disprezzo, e che non vi ho ancora fatto uccidere perchè mi servite. Ho un piano ben preciso per voi. E non deludetemi in nessun modo, perchè potrei farvi provare ciò che si subisce all'inferno, se solo volessi.-
Detto ciò si voltò con un sorriso da lupo famelico stampato sul volto, pronto a spiegare ciò che aveva in mente.
Anick-mar si diresse all'entrata di un palazzo che dava direttamente sulla piazza più grande della città. I suoi sensi intensificati gli permettevano di notare particolari che un 'umano normale non avrebbe potuto vedere, tranne che con un magnoculo. Faneotr, che si era finalmente ricongiunto con il proprio condottiero, gli si avvicinò e, dopo un inchino disse:
- Mio Lord, abbiamo scacciato i difensori verso l'interno della città. Come avete ordinato non abbiamo fatto prigionieri, tranne alcuni ufficiali che abbiamo trovato mentre fuggivano. Questi Imperiali sono talmente codardi da aver dato ordine di coprire la loro ritirata con tutti i mezzi disponibili, pur di mettersi in salvo. -
- Hai perfettamente ragione Faneotr. Portali a me. Voglio interrogarli.-
- Come ordini Mio Lord.- concluse il Luogotenente, che salutò con un'ennesimo inchino e, voltandosi, uscì dalla stanza per andare a prendere i prigionieri.
Poco dopo fu di ritorno insieme ad altri 2 marine i quali trascinavano 5 uomini in catene. Nonostante fossero stati malmenati e torturati in maniera brutale, le loro divise mostravano ancora alcuni gradi che li identificavano come ufficiali. Uno dei marine lifece inginocchiare strattonando la pesante catena, mentre Faneotr prese tra la gigantesche mani il viso di un prigioniero, costringendolo a guardare verso Anick-mar.
- Alza lo sguardo, cane!! Osserva il tuo nuovo padrone e considerati onorato di potergli parlare direttamente. Forse, se sarai rispettoso, potrai vivere ancora un giorno nella sua ombra. Oppure ti daremo in pasto ai demoni, e la tua anima marcirà per sempre tra le risate dei nostri Grandi Dei!!-
Sempre osservando il tempio, Anick-mar sollevò la mano per fermare le parole del proprio braccio destro e si rivolse direttamente ai prigionieri:
- Signori, mi è stato detto che stavate scappando di fronte alla nostra avanzata, e che avete mandato al macello i vostri uomini per avere salva la vita. Sappiate che vi disprezzo, e che non vi ho ancora fatto uccidere perchè mi servite. Ho un piano ben preciso per voi. E non deludetemi in nessun modo, perchè potrei farvi provare ciò che si subisce all'inferno, se solo volessi.-
Detto ciò si voltò con un sorriso da lupo famelico stampato sul volto, pronto a spiegare ciò che aveva in mente.
Re: Ascensione
L'astronave si stava avvicinando al pianeta. La sua mole non poteva farla passare inosservata, quindi avrebbe dovuto attaccare velocemente, per evitare di dover affrontare l'intera flotta avversaria. Cercando di cogliere comunque di sorpresa il nemico, la nave si accostò ad una delle varie lune di Lercon III, preparandosi alla battaglia imminente.
La guardia lanciò un urlo di avvertimento, ma era troppo tardi. Il marine raggiunse il soldato con poche e veloci falcate, la colpì al petto con un calcio mandandolo a sfracellarsi circa 50 metri più in basso, alla base delle mura. Il caotico, dopodiché, si mosse con rapidità, nascondendosi dietro una porta, attendendo l'arrivo dei suoi confratelli. Attivando il visore notturno inserito nell'elmetto diede una veloce occhiata alla stanza in cui si trovava. Le sole dimensioni di quel luogo bastavano ad incutere un timore reverenziale nei confronti dell' Ecclesiarchia. Le pareti erano alte circa 50 metri, mentre la lunghezza superava agevolmente i 100 metri. Arazzi ed affreschi di eroi morti da tempo tappezzavano l'intera sala, mentre file di panche si susseguivano fino ad un enorme altare poggiato sulle spalle di un'aquila bicefala con occhi di rubino e ali d'oro. Di fronte all'altare siedeva un prete imperiale in preghiera, che sembrava non essersi accorto dell'intrusione del marine. Effettivamente era stato molto silenzioso. Secoli di esperienza in innumerevoli battaglie e altrettante incursioni in accampamenti imperiali avevavo donato a Lucius, l'infiltrato agli ordini dell'avversario di Anick-mar, un'abilità quasi sovrannaturale nell'arte del mimetismo e della silenziosità. Sfruttando gli anfratti bui della cappella, avanzò chino verso il prete, pronto ad assassinarlo. Purtroppo, arrivato ad una decina di metri dalla preda sentì il rumore di una porta aprirsi. Voltandosi piano, vide un paio di ufficiali della guardia avvicinarsi scortati da una decina di soldati. Preso di sorpresa, Lucius indietreggiò fino a scomparire tra le ombre tra le varie colonne, aspettando il momento giusto per cercare il tesoro.
- Siamo venuti per la reliquia Padre.-
- Lo so, lo so. Vi stavo aspettando con impazienza. Seguitemi.-
Detto ciò il sacerdote si alzò dalla panca e fece strada ai militari, scortandoli nel refettorio. Dopo che furono spariti dentro una porta, Lucius si decise a muoversi dal nascondiglio. Evitando di fare rumore, si diresse verso la porta che avevano preso il prete ed i soldati poco prima e la aprì. Un lungo corridoio illuminato da decine di torce messe ad intervalli regolari, si inoltrava nelle profondità della struttura, portando, probabilmente, al tesoro. Lucius riferì tutto ciò al proprio padrone e si mise in caccia dell'obbiettivo.
La guardia lanciò un urlo di avvertimento, ma era troppo tardi. Il marine raggiunse il soldato con poche e veloci falcate, la colpì al petto con un calcio mandandolo a sfracellarsi circa 50 metri più in basso, alla base delle mura. Il caotico, dopodiché, si mosse con rapidità, nascondendosi dietro una porta, attendendo l'arrivo dei suoi confratelli. Attivando il visore notturno inserito nell'elmetto diede una veloce occhiata alla stanza in cui si trovava. Le sole dimensioni di quel luogo bastavano ad incutere un timore reverenziale nei confronti dell' Ecclesiarchia. Le pareti erano alte circa 50 metri, mentre la lunghezza superava agevolmente i 100 metri. Arazzi ed affreschi di eroi morti da tempo tappezzavano l'intera sala, mentre file di panche si susseguivano fino ad un enorme altare poggiato sulle spalle di un'aquila bicefala con occhi di rubino e ali d'oro. Di fronte all'altare siedeva un prete imperiale in preghiera, che sembrava non essersi accorto dell'intrusione del marine. Effettivamente era stato molto silenzioso. Secoli di esperienza in innumerevoli battaglie e altrettante incursioni in accampamenti imperiali avevavo donato a Lucius, l'infiltrato agli ordini dell'avversario di Anick-mar, un'abilità quasi sovrannaturale nell'arte del mimetismo e della silenziosità. Sfruttando gli anfratti bui della cappella, avanzò chino verso il prete, pronto ad assassinarlo. Purtroppo, arrivato ad una decina di metri dalla preda sentì il rumore di una porta aprirsi. Voltandosi piano, vide un paio di ufficiali della guardia avvicinarsi scortati da una decina di soldati. Preso di sorpresa, Lucius indietreggiò fino a scomparire tra le ombre tra le varie colonne, aspettando il momento giusto per cercare il tesoro.
- Siamo venuti per la reliquia Padre.-
- Lo so, lo so. Vi stavo aspettando con impazienza. Seguitemi.-
Detto ciò il sacerdote si alzò dalla panca e fece strada ai militari, scortandoli nel refettorio. Dopo che furono spariti dentro una porta, Lucius si decise a muoversi dal nascondiglio. Evitando di fare rumore, si diresse verso la porta che avevano preso il prete ed i soldati poco prima e la aprì. Un lungo corridoio illuminato da decine di torce messe ad intervalli regolari, si inoltrava nelle profondità della struttura, portando, probabilmente, al tesoro. Lucius riferì tutto ciò al proprio padrone e si mise in caccia dell'obbiettivo.
Re: Ascensione
Il Grande Tempio di Asphodeus il Benedetto. Qualcosa di abnorme inserito in una cripta cavernosa e umida all'interno del palazzo centrale dell'Adeptus Mechanicus. Asphodeus e' stato colui che ha trovato, piu' di 1000 anni prima, un piccolo aggeggio alieno nelle distese si Nympas III. Questo piccolo oggetto e' stato studiato per anni dallo stesso Asphodeus che, dopo numerosi insuccessi, e' riuscito ad aprire il corpo principale dell'oggetto, potendone finalmente studiare il contenuto. Cinque giorni dopo Asphodeus mori' a causa delle forti radiazioni a ccui era stato esposto. Il contenuto del manufatto, sicuramente xeno, fu giudicato troppo pericoloso per essere ancora studiato. Dopodiche' venne inumato con Asphodeus il quale era gia' stato elevato allo stato di santita'. Numerose leggende girano tuttora attorno all'oggetto trovato dal santo, ma, nonostante le pressioni del mechanicus per far tacere queste voci, una cosa era sicura: il manufatto era molto potente e, usato in maniera appropriata, avrebbe potuto sprigionare un quantitativo di energia tale da poter rifornire una flotta intera, senza bisogno di utilizzare i normali carburanti.
Certamente era una tentazione troppo grossa per lasciarla perdere. Triphius ne era consapevole. Sarebbe stato lui a portarlo al Distruttore.
Certamente era una tentazione troppo grossa per lasciarla perdere. Triphius ne era consapevole. Sarebbe stato lui a portarlo al Distruttore.
Re: Ascensione
Thersus stava sudando copiosamente. L'armatura antichegge che stava indossando sembrava pesare un quintale. Era da talmente tanto che combatteva, da sembrare che non avesse fattoaltro negli ultimi giorni. Un proiettile gli fischiò accanto, mancandolo di pochi centimetri. Dannato quell'ufficiale!!!! Lui e la sua squadra avevano intercettato l'ordine di recuperare questo fantomatico Colonnello Shrane, rimasto bloccato dal nemico a qualche centinaio di metri dal tempio. Da allora avevano dovuto aprirsi la strada per raggiungerlo. E questo non faceva altro che accucciarsi, coprendosi le orecchie e urlare ogni volta che un colpo raggiungeva la loro zona!! Che codardo!!! Avrebbe voluto tanto lasciarlo li, abbandonandolo al suo destino. Ma purtroppo non poteva, era una Guardia Imperiale e doveva ubbidire, quindi, che fosse dannato, l'avrebbe riportato al tempio!
L'agente era stato mandato a fare ciò che gli era stato ordinato. Tutto sembrava procedere per il meglio. L'attacco al tempio era imminente e, se avessero avuto fortuna, se ne sarebbero andati il giorno seguente. Anick-mar era soddisfatto. Avrebbe condotto ancora una volta le sue Legioni alla vittoria!
Lucius aveva seguito il prete Imperiale e i soldati per più di un'ora. Secondo le sue stime erano scesi almeno di 5 kilometri nella profondità della montagna che ospitava il tempio. Avevano attraversato numerose sale dalle pareti ornate di iscrizioni sacre ed immagini votive. L'effige del D-Cadavere era impressa ad intervalli regolari in tutti i corridoi, mentre sul lato opposto la parete sfoggiava il simbolo del Mechanicus. Ora, però, Il prete si era fermato davanti ad un enorme portale di metallo, sul quale spiccav l'ennesimo simbolo dell'igranaggio, diviso esattamente a metà dall'interstizio tra i due battenti. Quelle immagini comincavano a dargli la nausea. Non ne poteva più di tutto quel fanatismo!! Intuendo che se non fosse entrato subito nella stanza i portoni si sarebbero richiusi lasciandolo indietro, si mosse.
L'agente era stato mandato a fare ciò che gli era stato ordinato. Tutto sembrava procedere per il meglio. L'attacco al tempio era imminente e, se avessero avuto fortuna, se ne sarebbero andati il giorno seguente. Anick-mar era soddisfatto. Avrebbe condotto ancora una volta le sue Legioni alla vittoria!
Lucius aveva seguito il prete Imperiale e i soldati per più di un'ora. Secondo le sue stime erano scesi almeno di 5 kilometri nella profondità della montagna che ospitava il tempio. Avevano attraversato numerose sale dalle pareti ornate di iscrizioni sacre ed immagini votive. L'effige del D-Cadavere era impressa ad intervalli regolari in tutti i corridoi, mentre sul lato opposto la parete sfoggiava il simbolo del Mechanicus. Ora, però, Il prete si era fermato davanti ad un enorme portale di metallo, sul quale spiccav l'ennesimo simbolo dell'igranaggio, diviso esattamente a metà dall'interstizio tra i due battenti. Quelle immagini comincavano a dargli la nausea. Non ne poteva più di tutto quel fanatismo!! Intuendo che se non fosse entrato subito nella stanza i portoni si sarebbero richiusi lasciandolo indietro, si mosse.
Re: Ascensione
La lama si piantò a fondo nel corpo del soldato. Il liquido vermiglio prese a scorrere lunga la spada che, ingorda, risucchiava il sangu e di ogni vittima. Anick-mar sapeva che se fosse andato avanti così, l'arma avrebbe cercato di prendere il sopravvento sul suo padrone, ma in quel momento non gli interessava. Il potere che essa gli dava era delizioso!!! Velocità e forza sovrannaturali erano tutto ciò che gli serviva per sterminare i propri nemici, e la spada sembrava potergliene donare a bizzeffe!!!
Abbassandosi, schivò un fendente di un'altra guardia, riuscendo a portarsi in posizione per un'altro affondo. Un'altra tacca per il condottiero. Dopo aver eliminato i propri avversari, si volse alzando il braccio con la lama demoniaca e urlò:
- Morte ai lacché del Falso Imperatore!! Morte!! Morte!!-
Con un ruggito, lui e i suoi prescelti caricarono ancora una volta in avanti attraverso la breccia creatasi nelle mura del tempio dal bombardamento die vindicator e dei Pazzi Dreadnought armati pesantemente. Una tempesta di raggi laser e proiettili solidi li accolse sulla salita formata dai detriti del crollo, segnando la fine di 3 prescelti ed elementi delle altre squadre lanciate alla carica. "Non importa" pensò Anick-mar. "L'importante è raggiungere la gloria!!! Il distruttore non potrà negarmi il premio per questa missione!"
Con salto poderoso, fu il rpimo ad oltrepassare le mura, fiondandosi con ferocia sulle truppe ammassate dietro la barricata, pronto per il massacro. Laser e colpi di altre armi lo raggiunsero, colpendolo in pieno petto, ma oramai non sentiva il dolore, solo la frenesia della battaglia. Abbandonandosi alle sensazioni sfrenate che l'arma gli regalava, menava fendenti a destra e a manca, tranciando in maniera orribile arti e teste, spargendo interiora e sangue ovunque, mentre il demone nella lama ululava sempre di più per il piacere, fino a far sembrare la spada molto più grande dello stesso possessore. In pochi minuti la trincea di fronte alla breccia era stata liberata dal nemico, ed Anick-mar si ritrovò da solo immerso fino quasi alle ginocchia nel sangue, con ancora un braccio che penzolava inerte dalla lama, nutrendone il demone. Guardandosi attorno, riconobbe alcuni dei caduti, Marine della sua legione uccisi probabilmente da lui stesso nel caos del combattimento. Il demone dell'arma aveva momentaneaente preso il controllo del Condottiero, facendo in modo che sferrasse i suoi attacchi su tutto ciò che gli si muoveva vicino. Improvvisamente la trincea venne investita da un'esplosione terrificante, che distrusse tutta la parte destra della fortificazione, vaporizzando tutto ciò che si trovava nel raggio di 50metri e scagliando in aria sostanze bilogiche ormai irriconoscibili. Anick-mar venne buttato a terra dall'onda d'urto, finendo addosso agli altri cadaveri che intasavano la trincea. Per ciò che gli parve un'eternità, rimase sdraiato a terra, mentre il suo corpo gigantesco veniva risucchiato in quel mare di carne che una volta erano degli esseri umani. Con uno sforzo titanico, riuscì a sollevarsi dal fondo della trincea, per dare un'occhiata alla causa di quell'esplosione. Un Basilisk era parcheggiato proprio di fronte a lui, a circa 300 metri di distanza. Faceva fuoco direttamente nella breccia, devastando tutto quello che vi si trovava e scavando squarci nello schieramento caotico. Immediatamente nuove truppe imperiali presero posizione a supporto del corazzato, trasportando sacchi di sabbia e preparando le armi pesanti nei nidi
Abbassandosi, schivò un fendente di un'altra guardia, riuscendo a portarsi in posizione per un'altro affondo. Un'altra tacca per il condottiero. Dopo aver eliminato i propri avversari, si volse alzando il braccio con la lama demoniaca e urlò:
- Morte ai lacché del Falso Imperatore!! Morte!! Morte!!-
Con un ruggito, lui e i suoi prescelti caricarono ancora una volta in avanti attraverso la breccia creatasi nelle mura del tempio dal bombardamento die vindicator e dei Pazzi Dreadnought armati pesantemente. Una tempesta di raggi laser e proiettili solidi li accolse sulla salita formata dai detriti del crollo, segnando la fine di 3 prescelti ed elementi delle altre squadre lanciate alla carica. "Non importa" pensò Anick-mar. "L'importante è raggiungere la gloria!!! Il distruttore non potrà negarmi il premio per questa missione!"
Con salto poderoso, fu il rpimo ad oltrepassare le mura, fiondandosi con ferocia sulle truppe ammassate dietro la barricata, pronto per il massacro. Laser e colpi di altre armi lo raggiunsero, colpendolo in pieno petto, ma oramai non sentiva il dolore, solo la frenesia della battaglia. Abbandonandosi alle sensazioni sfrenate che l'arma gli regalava, menava fendenti a destra e a manca, tranciando in maniera orribile arti e teste, spargendo interiora e sangue ovunque, mentre il demone nella lama ululava sempre di più per il piacere, fino a far sembrare la spada molto più grande dello stesso possessore. In pochi minuti la trincea di fronte alla breccia era stata liberata dal nemico, ed Anick-mar si ritrovò da solo immerso fino quasi alle ginocchia nel sangue, con ancora un braccio che penzolava inerte dalla lama, nutrendone il demone. Guardandosi attorno, riconobbe alcuni dei caduti, Marine della sua legione uccisi probabilmente da lui stesso nel caos del combattimento. Il demone dell'arma aveva momentaneaente preso il controllo del Condottiero, facendo in modo che sferrasse i suoi attacchi su tutto ciò che gli si muoveva vicino. Improvvisamente la trincea venne investita da un'esplosione terrificante, che distrusse tutta la parte destra della fortificazione, vaporizzando tutto ciò che si trovava nel raggio di 50metri e scagliando in aria sostanze bilogiche ormai irriconoscibili. Anick-mar venne buttato a terra dall'onda d'urto, finendo addosso agli altri cadaveri che intasavano la trincea. Per ciò che gli parve un'eternità, rimase sdraiato a terra, mentre il suo corpo gigantesco veniva risucchiato in quel mare di carne che una volta erano degli esseri umani. Con uno sforzo titanico, riuscì a sollevarsi dal fondo della trincea, per dare un'occhiata alla causa di quell'esplosione. Un Basilisk era parcheggiato proprio di fronte a lui, a circa 300 metri di distanza. Faceva fuoco direttamente nella breccia, devastando tutto quello che vi si trovava e scavando squarci nello schieramento caotico. Immediatamente nuove truppe imperiali presero posizione a supporto del corazzato, trasportando sacchi di sabbia e preparando le armi pesanti nei nidi
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